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lunedì 26 gennaio 2015

Juan Roman Riquelme


L'ultimo saluto del Diez

Oggi si ritira dal calcio giocato Juan Roman Riquelme. E' un giorno triste per il calcio argentino, sudamericano e mondiale!
Chi non l'ha mai amato non potrà mai capire cos'è stato per quelli che invece lo hanno sempre adorato. 
Con gli xeneizes ha vinto 4 Apertura, 1 Clausura, 3 Copa Libertadores, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Recopa Sudamericana e 1 Copa Argentina.
Juan Roman Riquelme è stato l'unico, vero, ultimo Diez del calcio mondiale e non ci sarà mai più uno come lui.
#GraciasRoman

lunedì 5 gennaio 2015

Safee Sali


The best Malaysian player


venerdì 16 maggio 2014

Intervista a Rodrigo Pastorini


Intervista con un grande protagonista del Clausura

Dopo una lunga inattività, inauguriamo oggi una nuova rubrica, con l'intervista a Rodrigo Pastorini, miglior goleador del Wanderers di Montevideo, con 7 reti (tutte su azione) nel Clausura, che domenica potrebbe laurearsi campione in Uruguay dopo 83 interminabili anni di attesa.
Pastorini, a 24 anni, sta vivendo uno dei momenti più significativi della sua carriera e ci parlerà proprio del suo momento attuale, delle prospettive future e anche del prossimo mondiale dell'Uruguay.
Ecco a voi l'intervista:

Ciao Rodrigo, come va? Come definiresti il momento attuale della tua carriera?
Ciao, tutto bene. Lo definirei come il miglior momento della mia carriera perchè sto giocando con continuità e inoltre siamo vicini alla conquista del titolo con la mia squadra.

Wanderers primo nel Clausura e nella classifica annuale. Che sensazione si prova ad essere vicini a vincere il campionato?
E' la miglior sensazione che si possa provare perchè vivere questi momenti non capita tutti i giorni, quindi cerco di godermeli al massimo.

Come ti trovi in questa tua nuova posizione piu arretrata?
Mi trovo molto bene perchè ho piu contatto con la palla ed ho una visione del campo differente al momento di attaccare (prima giocava da prima punta, mentre ora gioca da trequartista -ndr-), inoltre ho più libertà e piu spazio per muovermi e questo ovviamente mi piace molto.

Secondo te, quanto conta l'allenatore in una squadra?
Credo che sia determinante perchè ogni allenatore cerca di trasmettere la sua idea di calcio alla propria squadra e se i giocatori lo seguono e si fidano delle sue idee, può rivelarsi un grande valore aggiunto.

Per un uruguagio è più facile far parte della Celeste giocando nel campionato nazionale oppure in Europa?
Credo che la cosa più importante sia giocare ad alto livello, non importa dove.

In cosa devi migliorare per arrivare a vestire la maglia della nazionale?
Devo migliorare nel rendimento individuale e cercare di essere sempre titolare nella mia squadra.

Come sarà il Mondiale dell'Uruguay?
Sinceramente è molto difficile dirti come sarà. Quello che so per certo è che il gruppo è molto difficile, però abbiamo un gruppo di giocatori in grado sia di passare il gruppo che di giocarsela a viso aperto contro chiunque.
Ovviamente spero che vinca il mondiale, però è davvero molto complicato perchè la strada è lunga e ci sono squadre più forti di noi.

Con il Mondiale che torna in Brasile è impossibile non rievocare il Maracanzo del 1950. Come vivete oggi in Uruguay il ricordo di quel 16 luglio?
Si vive con tranquillità. Sebbene sia stata una cosa meravigliosa vincere nel 1950, oggi la gente è consapevole del fatto che è tutta un'altra storia.
Ovviamente se dovessimo giocare contro il Brasile, sarebbe una partita diversa da tutte le altre viste le sensazioni ed i ricordi che evoca questa sfida.

Chi vince il Mondiale?
Ovviamente sono di parte e spero che vinca l'Uruguay, però ci sono altre squadre molto forti come Brasile, Germania, Spagna e Argentina. La vincente, secondo me, sarà una di queste.

Da uruguagio, quanto senti la rivalità con gli argentini?
E' una rivalità che esiste da sempre poichè sia noi che loro vogliamo sempre vincere e questo ci motiva in maniera particolare quando ci troviamo ad affrontare sia squadre di club che la selezione argentina.


Aqui a continuaciòn os dejo la entrevista en el idioma original:

Hola Rodrigo, que tal? Cómo definirías ese momento de tu carrera?

Hola, todo bien. Lo defino como el momento más importante de mi carrera porque estoy teniendo mucha continuidad y además porque estoy en la definición del campeonato uruguayo con mi equipo.

Wanderers líder en el clausura y en la tabla anual, como es sentir que estáis jugando para ganar un título?
Es lo mejor que te puede pasar porque vivir oportunidades como esta no se da todos los días, por eso lo disfruto mucho.
Como te encuentras en tu nueva posición más retrasada?
La verdad que muy bien porque tengo más contacto con la pelota y me da otra visión de la cancha a la hora de atacar, tengo más libertad y más espacios para moverme por eso me gusta mucho.
Cuanto influyen los entrenadores en un equipo?
Creo que mucho porque cada entrenador trata de trasmitir su idea y si el grupo al que dirige está convencido de esta puede ser una fortaleza muy grande.
Wanderers líder del campeonato y tu con 7 goles eres el mejor goleador del equipo. Para un uruguayo es más fácil ser parte de la celeste sí juega en el campeonato local o sí juega en Europa?
Creo que se necesita de las 2 cosas pero lo más importante es jugar a gran nivel en el lugar donde estés.
En qué debe mejorar Rodrigo Pastorini para llegar a la selección?
Creo que mejorar en cuanto al rendimiento personal y después mantener una regularidad en el equipo que me toque estar.
Dentro de un mes empieza el Mundial. Como va a ser la copa de tu Uruguay?
La verdad que es difícil predecir como le irá, lo que sí tengo claro es que va a ser un grupo muy difícil pero Uruguay tiene muy buenos jugadores como para pasar y después luchar en el mano a mano con cualquier selección. Obviamente espero que le vaya muy bien y q sea campeona del mundo pero hay un largo camino que recorrer y con muy buenas selecciones adelante.
Con el Mundial en Brasil el recuerdo vuelve al Maracanazo del 1950, como se vive hoy en Uruguay el recuerdo de aquel 16 de julio?
Se vive con mucha tranquilidad, fue algo hermoso para Uruguay pero hoy en día la gente es consciente que lo del 50 ya paso. También es bueno decir q existe eso de que uruguay genera una sensación distinta si llegara a jugar contra Brasil pero los partidos son todos distintos.
Quien va a ganar el mundial?
Como uruguayo lógicamente que quisiera que lo gane uruguay pero hay muchas selecciones buenas como Brasil, Alemania, España y Argentina así que entre esos 5 estarían mis candidatos.
Cuanto sientes, como uruguayo, la rivalidad con argentina y los argentinos?
Siempre existió esa rivalidad y tanto nosotros como ellos queremos ganar siempre así que es una rivalidad histórica muy linda y que motiva mucho siempre cuando se está en frente con equipos argentinos.

lunedì 14 febbraio 2011

Obrigado Ronnie

Conferenza stampa d'addio di Ronaldo

"O tempo passa até para os Fenômenos". Il tempo passa per tutti, per noi che d'ora in poi potremo solo ricordare le sue gesta e per lui che dopo aver chiuso con il calcio giocato potrà decidere se godersi una pensione dorata oppure intraprendere una nuova carriera, che difficilmente potrà eguagliare quella appena conclusa.
Sembra ieri, eppure sono già passati quasi 14 anni da quando lo sentii nominare per la prima volta. Ero solo un bambino che già da qualche anno si interessava di calcio, e prima di tagliarmi i capelli stavo discutendo con il barbiere che entusiasta mi disse di aver appena letto sul giornale che l'Inter stava per comprare il più forte giocatore del mondo.
Incuriosito mi girai e lessi sul Corriere dello Sport la notizia con tanto di foto di un 21enne Fenomeno che esultava con indosso la camiseta blaugrana del Barcellona.
Da quell'istante ho iniziato ad informarmi su di lui, a comprare giornali, videocassette, per scoprire in realtà chi fosse questo tanto famigerato Ronaldo di cui io non avevo mai sentito parlare.
Per me, come per molti altri ragazzi della mia generazione Ronnie ha senza dubbio rappresentato lo stereotipo del calciatore e per molti è stato sinonimo stesso di Calcio.
Anche i non interisti sono stati rapiti inconsciamente dai suoi dentoni e da quell'immagine da personaggio dei fumetti che sul rettangolo verde faceva cose strabilianti.
L'appellativo di Fenomeno se lo era guadagnato alle Olimpiadi di Atlanta del 1996, ma in realtà fenomeno lo era già visto che 2 anni prima si era laureato Campione del Mondo con il Brasile a 17 anni e con il Psv Eindhoven segnava a raffica nella Eredivisie.
L'approdo a Barcellona ne ha segnato una sorta di definitiva consacrazione visto che con 34 reti in 37 partite di Liga si è laureato Pichichi, anche se non è stato abbastanza per aggiudicarsi la Liga, vinta dal Real Madrid di Fabio Capello.
In Coppa delle Coppe però i catalani si sono rifatti aggiudicandosi il trofeo a spese del PSG con una rete in finale proprio di Ronaldo.
Il suo exploit non poteva che portarlo in Serie A che all'epoca poteva ancora fregiarsi a pieno merito della pesante etichetta di miglior campionato del Mondo.
Moratti a suon di miliardi riusci a strapparlo alla concorrenza e con lui l'Inter fece un salto di qualità pazzesco visto che Gigi Simoni si ritrovava tra le mani una rosa normalissima in cui spiccava però il suo nome.
Il tecnico sin da subito capi' che lui era diverso dagli altri e non ne fece mistero agli occhi del resto della squadra che lui non faceva, ma era la differenza.
Quel campionato si concluse con gli strascichi polemici del rigore non dato al Delle Alpi per un fallo clamoroso in area di Iuliano ai danni del Fenomeno, ma se l'Inter era arrivata a giocarsi lo scudetto il merito era solo suo.
La Coppa Uefa invece fini in bacheca e ancora una volta fu una sua esibizione principesca a tramortire la Lazio a Parigi, e ancora oggi alzi la mano (interista e non) chi non si emoziona nel vedere su Youtube le sue giocate funamboliche al cospetto dei difensori biancocelesti.
Quella notte, a soli 22 anni Ronaldo toccò molto probabilmente l'apice della sua carriera. Gli erano bastati solo 4 anni per passare da giovane talento a miglior giocatore del pianeta.
Dal Brasile al Giappone, passando per l'Africa, l'Asia non c'era nessuno che non lo conoscesse, tanto era la sua fama.
Fuoriclasse assoluto, personaggio acclamato anche fuori dal campo, amato dalle donne, ha divorato la vita con una velocità ancor superiore a quella che era in grado di esprimere in campo.
Il suo primo Pallone d'Oro a 21 anni è stato quasi un atto dovuto vista la sua netta superiorità rispetto a tutti gli altri della sua epoca.
Ha rappresentato il ponte ideale tra gli anni 80 e il nuovo millennio, in una decade che è a livello calcistico è stata più povera rispetto a quella precedente segnata dalla classe assoluta dell'immenso Maradona e dei vari Zico, Platini, e che ha cominciato a vedere una lenta trasformazione del calcio (e dei calciatori) che pian piano ha iniziato ad essere dominato dalla fisicità, e meno dalla tecnica.
Lui è stato lo stereotipo del calciatore perfetto in un'epoca in cui si preferiva più colpire di sciabola che di fioretto.
Un alieno in grado di correre a mille all'ora col pallone tra i piedi e di dribblare come pochi avevano saputo fare prima di lui.
Quanto di più vicino alla perfezione si sia mai visto in quegli anni. Una macchina da gol, ma non solo. Il suo strapotere fisico e la sua esplosività ne facevano un'arma impropria al servizio della squadra, ed è stato un patrimonio per quegli appassionati di calcio che cercavano ancora qualcuno in grado di regalargli un'emozione.
Il suo repertorio non aveva eguali, destro, sinistro, colpo di testa, accelerazione da centometrista e scatto breve e dribbling stretto tipici del futsala, figli di un'infanzia passata a tirare calci ad un pallone nelle favelas di Belo Horizonte.
Il più forte in campo, il più forte nei vari videogiochi, il più ricercato dai vari marchi pronti a fare ponti d'oro pur di averlo come testimonial.
Vi riusci la Pirelli che coniò il celebre "la potenza è nulla senza il controllo", e nessuno poteva essere più appropriato di lui per dar credito ad un tale slogan.
Incredibile, ma vero a soli 22 anni l'oblio era dietro l'angolo. La maledetta notte della finale Mondiale a Parigi fu l'inizio di un calvario che si è protratto per circa 4 anni.
Nel mezzo 2 infortuni che ne hanno limitato la carriera. Ancora oggi fanno specie le immagini del suo ginocchio che fa crack contro la Lazio in Coppa Italia.
Ciò nonostante come l'araba fenice è riuscito a risorgere ancora una volta e nel 2001/02 sembrava dover condurre l'Inter alla vittoria del campionato, ma il pomeriggio del 5 maggio e ancora una volta la Lazio hanno segnato una delle pagine più brutte della sua vita professionale.
Le lacrime in panchina sono state la fotografia della disfatta interista, e ancor di più di un periodo nerazzurro che è durato fino all'avvento di Calciopoli.
Non ebbe però il tempo di abbattersi perchè alle porte c'era un Mondiale e il suo Brasile aveva l'obbligo di continuare un discorso interrotto 4 anni prima.
Il Ri-Ro-Ro messo in campo da Scolari ha fatto sognare la Torcida verdeoro e con quel trio in avanti la Selecao ha raggiunto e conquistato senza troppi affanni il suo quinto titolo iridato.
Ronnie in un mese si è ripreso tutto quello che gli era stato negato dalla sorte negli anni precedenti e con 8 gol (di cui 2 in finale) si è aggiudicato anche il titolo di capocannoniere della manifestazione, a corollario di un cammino perfetto segnato da 7 vittorie in 7 partite.
Le divergenze con Cuper e la voglia di vincere lo spinsero verso il Real Madrid con cui a dicembre vinse il suo secondo Pallone d'Oro e per la prima volta è riuscito a vincere un campionato che fin li gli era sempre sfuggito.
In semifinale di Champion's però, ancora una volta fu la Juventus (vera e propria nemesi) a farlo piangere e a negargli una gioia che ha vissuto solo 4 anni più tardi con la maglia del Milan ad Atene, ma non a pieno, visto che essendosi trasferito nella sessione invernale non poteva essere schierato in Coppa.
Nel mezzo ha vissuto alcuni anni difficili a Madrid ed è diventato il miglior marcatore nella storia dei Mondiali, nella fallimentare spedizione verdeoro in Germania nel 2006.
Nel suo ultimo anno al Milan divenne un vero e proprio caso per via di un infortunio occorsogli casualmente al ginocchio e cosi per chiudere la carriera decise di tornare in patria.
Approdato al Corinthians è improvvisamente risorto e con lui il Timao si è aggiudicato il Paulistao 2009, grazie ai suoi gol nella finale contro il Santos. Da li in poi nulla di significativo da segnalare fino alla conferenza stampa di oggi in cui ha annunciato il suo ritiro dal calcio giocato.
Un ritiro che lascia un pò l'amaro in bocca visto che ora siamo giunti al momento in cui si tirano le somme.
Ha vinto tanto, è vero, ma visto il suo immenso talento avrebbe potuto vincere di più. Ha giocato praticamente 4 anni da Ronaldo (quello vero) e ha vinto 2 Palloni d'Oro che sono tanti per qualsiasi giocatore, ma forse sono addirittura pochi per uno come lui.
Una classe come la sua sarebbe dovuta essere supportata a dovere da un fisico degno di assecondare quello che era in grado di partorire la sua mente e invece ha dovuto imparare a convivere con il dolore e con i suoi limiti che a volte ne hanno tarpato le ali.
Avrebbe potuto volare e invece si è dovuto accontentare troppe volte solo di camminare.
Non è stato il miglior calciatore della storia, ma è stato senz'altro unico nel suo genere e ad oggi è difficile trovare qualcuno che possa raccogliere degnamente il suo testimone.
Cristiano Ronaldo in alcune cose lo ricorda, e forse Neymar potrebbe ripeterne le gesta, ma almeno per ora nessuno si azzardi a chiamarlo Fenomeno, perchè di Fenomeno e di Ronaldo ce n'è stato e ce ne sarà sempre e solo uno, e il bello (o il peccato) è che non sapremo mai quanto sarebbe potuto essere forte.

domenica 25 luglio 2010

Guti, siempre Guti


La despedida de Guti

"Mi corazón siempre estará aquí"
. Dopo 24 anni passati a vestire la maglia del Real Madrid (di cui 15 in prima squadra) José Maria Gutiérrez Hernández meglio noto come Guti, con nessuna frase avrebbe potuto chiudere meglio la sua storia con i Galacticos.
Quest'oggi lascia il club merengue per chiudere la sua carriera in Turchia con la casacca bianconera del Besiktas di Bernd Schuster.
Si chiude oggi una etapa della sua carriera e anche della storia del Real visto che il gol numero 5000 nella Liga dei blancos e il 500° in Champion's portano entrambi la sua prestigiosa firma.
Lascia tutti dopo 541 partite e 77 gol, e dopo aver contribuito alla conquista di 5 Liga, 3 Champion's League, 2 Coppe Intercontinentali, una Supercoppa Europea e 4 Supercoppe di Spagna.
I tifosi del Bernabeu potranno solo ricordare i suoi immensi lampi di genio, i suoi fantastici assist e la sua grandissima qualità; un giocatore di cui Zidane e Ronaldo dissero rispettivamente: "Guti hace cosas que no las hace nadie en el mundo" e "Es excepcional. Para mí es una honor jugar con él".
Un giocatore unico ed irripetibile che negli anni ha sempre avuto problemi con tutti gli allenatori che si sono susseguiti sulla scottante panchina del Bernabeu per via di alcune sue dichiarazioni e per la sua vita fuori dal campo (celebre la sua frase "No me veo con 60 años en una discoteca hasta las seis de la mañana, me veo ahora").
Da oggi, 25 luglio 2010 Guti non è più un giocatore del Real Madrid, e domani con l'addio ufficiale di Raul se ne andrò un'altro pezzo della storia recente del club blanco.
Nel giorno del suo addio non sono mancate delle dichiarazioni al miele nei suoi confronti:

Valdano:
"Se marcha un jugador único"

Sergio Ramos: "Se va del Madrid uno de los grandes del fútbol"

Florentino Pérez: "Guti sabe que el madridismo no le olvidará"

Ecco infine alcune parti salienti della sua conferenza stampa d'addio:

"He podido vivir con ellos momentos muy buenos y me voy sabiendo que el madridismo me quiere".
"Ha sido una etapa increíble. Ojalá en el futuro pueda volver a esta casa"
"Ha habido mucho cariño por su parte y por la mía. Le debo media vida al club: entré con nueve años y me voy con 33. Son muy importantes los valores que esta camiseta transmite a la gente y todos sabemos lo importante que es jugar en el Madrid".
"Hay que ser conscientes de que hay etapas que se cierran. Aquí se cierra una etapa gloriosa, hay que dar paso a la gente joven. Da igual como te llames, siempre llegan etapas difíciles como es la que estoy viviendo hoy: marcharme del Madrid".
"No es fácil irte de un club en el que has estado 24 años. Hemos decidido bilateralmente que es lo mejor para el club y para mí. Siempre te queda esa tristeza de no retirarte en el Madrid".
"El fútbol son etapas y hay que quedarse con los momentos buenos. Hemos vivido momentos muy buenos y hay que mirar hacia adelante. Me siento madridista, se acaba una etapa que podría haber sido este año o al que viene, pero era una etapa que iba a terminar. Son muchos años de relación con Jorge por lo que he podido hablar con él claramente porque somos amigos, nos hemos entendido a la perfección para llegar a un acuerdo".
"Sí lo estoy pero no soy de mostrar mis sentimientos. Mi familia sabe lo que estoy pasando por dentro. Da igual como te llames, llegan estos momentos y hay que estar entero".
"Todos nos arrepentimos, no sólo a nivel profesional también a nivel personal. No merece la pena mirar atrás. Las cosas malas que has hecho, las has hecho y no se pueden borrar. No sería justo criticarme ahora después de tantos años en el Madrid".
"No voy a mirar ahora en lo que he podido fallar, no lo puedo cambiar. Me hubiera gustado jugar más y ser más determinante, pero me quedo con los años y con las copas que hemos ganado"

giovedì 6 agosto 2009

Tale padre, tale figlio



La revancha de la Brujita


Juan Sebastián Verón
, basterebbe il nome per rievocare grandi momenti di calcio internazionale dell'ultima decade.
Ormai è passato quasi un mese dalla conquista della Copa Libertadores e con un pò di ritardo è giunto il momento di rendere omaggio al simbolo dell'Estudiantes, al giocatore che all'indomani della finale è stato definito il più grande della storia del Pincha dal tecnico Sabella.
Parole di stima che arricchiscono la lunga lista di elogi ricevuti in carriera, elogi che però sembravano essere finiti in seguito al suo ritorno in Argentina.
Il calcio europeo e in particolare quello italiano lo avevano dato per finito troppo presto, ma negli ultimi anni a Mar del Plata la Brujita si è tolta delle belle soddisfazioni e zittito molti dei suoi detrattori.
I suoi 9 anni in Europa sono stati coronati da successi, ma anche incomprensioni e critiche a volte molto dure.
Gli inizi nella Genova doriana lasciavano già intravedere le potenzialità di quello che sarebbe diventato poi il cuore del Parma e della Lazio poi. Prima in Emilia e poi a Roma l'argentino ha vissuto i momenti più belli della sua parentesi nel vecchio continente.
Ad inizio millennio era uno dei migliori centrocampisti d'Europa come dimostra la cifra sborsata dal Manchester United per accaparrarselo. All'Old Trafford però non è riuscito mai ad entrare nel cuore dei tifosi che gli imputavano di essere troppo lento e individualista, cosi dopo sole 2 stagioni (e una Premier vinta) è stato uno dei primi acquisti dell'era Abramovich a Londra.
Nemmeno a Stamford Bridge però è riuscito a sfondare cosi ha deciso di ritornare all'Inter dal suo vecchio estimatore e compagno di squadra alla Lazio e alla Samp Roberto Mancini.
L'Inter del pre-calciopoli però era una squadra perdente, costruita male e con diversi problemi interni. Ciò nonostante arrivò la vittoria in Coppa Italia e poi un suo gol al Delle Alpi di Torino regalò anche una Supercoppa Italiana contro la Juventus.
Nella sua seconda stagione interista il progetto tattico del Mancio del doppio regista naufragò in fretta e la sua convivenza con il cileno Pizarro si rivelò un problema, cosi al termine di quella stagione e in piena bufera Calciopoli, Veron decise di ritornare in patria.
All'Estudiantes fu subito accolto come un Re, ma nessuno, lui compreso poteva immaginare che sarebbe stato solo l'inizio di una nuova giovinezza, ricca di soddisfazioni e vittorie.
Sotto la sapiente guida del Cholo Simeone il Pincha riusci nell'impresa di rimontare il Boca Juniors nella rincorsa all'Apertura 2006. All'ultima giornata, complice la sconfitta del Boca in casa contro il Lanus, ci fu l'aggancio in vetta e il susseguente spareggio per il titolo al Jose Amalfitani.
I gol di Pavone e Jose Sosa regalarono all'Estudiantes il titolo che mancava ormai da tempo immemore e Veron conquistava cosi il suo primo trofeo in Argentina a 31 anni suonati. Grazie a quell'impresa Veron riusci a meritare anche la convocazione nella Selecciòn per la Copa America 2007.
La sua convivenza con Riquelme si rivelò possibile e l'Argentina sembrava dover mettere in scioltezza le mani sulla Copa, salvo arrendersi in finale al Brasile di Dunga.
Quella sconfitta ha messo fine alla generazione dei perdenti di successo in Argentina di cui lui è degno esponente in compagnia dei vari Ayala, Riquelme, Abbondanzieri, Crespo, Zanetti, Sorin, ecc...
Quando il suo feeling con la nazionale sembrava finito però, il suo Estudiantes ha ripreso a volare e anche Maradona, nuovo Ct della Selecciòn, non ha potuto fare a meno ci convocarlo di nuovo in nazionale.
Dopo la vittoria in patria, infatti, il Pincha ha iniziato ad assumere una dimensione internazionale sotto la guida di Astrada che ha condotto i suoi fino alla finale di Sudamericana nel 2008 persa per un soffio al Beira Mar di Porto Alegre contro l'Internacional dopo aver rimontato in trasferta il gol di Alex che sembrava spegnere le speranze di vittoria di Veron & Co. già all'andata.
Al termine della stagione nonostante tutto però è stato eletto Pallone d'Oro del Sud America tra lo scetticismo di alcuni addetti ai lavori che lo reputavano più un premio alla carriera, che alla stagione giocata.
Il 2009 però è stato l'anno della revancha, rivincita verso il calcio brasiliano, rivincita verso tutti quelli che ormai da anni lo davano per finito, rivincita non solo per lui, ma anche per i vari Boselli, Andujar e Gastòn Fernandez.
Il cammino in Libertadores è stato netto, senza sbavature e costellato da importanti affermazioni esterne che hanno sancito la forza dell'11 di Sabella.
Per arrivare alla finale l'Estudiantes ha dovuto avere la meglio degli ostici uruguagi del Defensor e del Nacional, sconfitti addirittura a Montevideo.
In finale invece hanno trovato ad attenderli i brasiliani del Cruzeiro, veri favoriti per la vittoria finale dopo aver eliminato il fortissimo Gremio in semifinale.
Cosi come nell'Apertura 2006 il Pincha ha dovuto rincorrere l'avversario e ha conquistato la vittoria in rimonta.
Lo 0-0 di Mar del Plata regalava più di una speranza alla Raposa di alzare la Copa e il gol di Henrique ad inizio ripresa lasciava presagire un epilogo quasi scontato. I gol di Fernandez e Boselli però hanno consentito ad un Estudiantes magistralmente guidato in campo da un sublime Veron di mettere le mani sulla Copa dopo lunghissimi anni di attesa.
All'indomani della vittoria a Belo Horizonte il tecnico Sabella si è sbilanciato definendo Veron il miglior giocatore della storia dell'Estudiantes. Addirittura meglio di suo padre Juan Ramòn.
La Copa sarebbe potuta finire nella bacheca del Mineirao, ma non sarebbe stata la stessa cosa, era troppo suggestivo il passaggio di consegne da Veron padre a Veron figlio ultimi 2 capitani del Pincha che si issa sul tetto del Sud America.
Per eguagliare suo padre a questo punto non gli resta che salire sul tetto del mondo e quindi battere il Barcellona nella finale del Mondiale per Club.
A quel punto potrà davvero essere considerato il miglior giocatore della storia del club, anche meglio di suo padre che dal canto suo però nel 1968 è riuscito a conquistare il Mondo con un gol all'Old Trafford contro il Manchester United, firmando senz'altro il momento più alto nella storia ultracentenaria del club di Mar del Plata.
A Veron il compito di diventare il più grande di sempre a 34 anni e cercare di fare ancora di più visto che nel 2010 ci sono i Mondiali e per lui sarà l'ultima possibilità di vincere qualcosa di importante con la maglia della Selecciòn e come lui stesso ha dimostrato in questi anni, non è mai troppo tardi per vincere.

giovedì 21 maggio 2009

Nashat Akram è del Twente

Akram sbarca in Europa

Il centrocampista iracheno Nashat Akram ha firmato un contratto di 3 anni, con opzione per il quarto, con gli olandesi del Twente Enschede.
Il nazionale iracheno lascia cosi a parametro zero l'Al-Gharrafa dopo una stagione da protagonista con 32 presenze e 10 reti.
Le sue prime parole da giocare del Twente sono state: "Giocare in Europa è un sogno che diventa realtà. Il Twente è una buona squadra con un grande allenatore".

Ecco a voi un video per conoscerlo meglio:

mercoledì 20 maggio 2009

Roger Guerreiro


Il brasiliano di Polonia

Roger Guerreiro nasce a San Paolo il 25 maggio 1982 ed inizia la sua carriera professionistica nel Sao Caetano, club nel quale si è formato, con cui fa incetta di trofei a livello giovanile.
Nel 2002 si trasferisce al Corinthians e vi resta solo 2 stagioni vincendo il Campionato Paulista nel 2003.
Nel 2004 passa al Flamengo prima di tentare l'avventura europea con il Celta Vigo, che si rivelerà un flop e a fine stagione fa presto ritorno in Brasile alla Juventude.
L'anno seguente si ripresenta la possibilità di tornare in Europa, stavolta nell'Est; cosi Roger accetta l'offerta dei polacchi del Legia Varsavia.
Con il senno di poi la scelta si rivelerà molto azzeccata ed infatti con il club della capitale Roger mette in mostra il meglio di se ottenendo anche una rapida naturalizzazione che gli permetterà di giocare l'Europeo del 2008 con la maglia della Polonia.
A livello individuale è già stato insignito di premi più o meno importanti come quello di miglior laterale sinistro del Campionato Carioca 2004 ai tempi del Flamengo e di miglior giocatore straniero del campionato polacco nel 2007.

Roger Guerreiro è un esterno sinistro di centrocampo, mancino naturale, normolineo, molto dotato fisicamente (187 cm x 82 kg). Come detto gioca largo a sinistra sulla linea mediana, ma è un giocatore che ama spaziare e spesso svaria su tutto il fronte offensivo alternandosi tanto a sinistra quanto a destra, ma non disdegna nemmeno la posizione di trequartista.
Tutto mancino, è in possesso di un gran dribbling che spesso usa per ubriacare il diretto marcatore e cercare la conclusione a rete.
Il tiro in porta è potente e preciso con il sinistro ed è in possesso inoltre di una notevole velocità d'esecuzione.
La tecnica poi è tipicamente brasiliana, e da questo punto di vista, forse è il giocatore più dotato del campionato polacco.
Ha un'ottima visione di gioco ed un piede molto sensibile, come dimostrano i numerosi assist serviti ai compagni da quando è al Legia.
Vista la statura è in grado di farsi valere anche nel gioco aereo, ma nonostante ciò non è un grandissimo realizzatore; infatti fin'ora in questa stagione ha messo a segno solo 3 reti in 25 partite e da quando è arrivato in Polonia il suo score è di 18 reti in 95 partite di Ekstraklasa.
Il suo contratto con il Legia Varsavia scade il 31/12/2009 e la sua valutazione attuale si aggira sui 5 milioni di Euro.
Diversi club europei hanno messo gli occhi su di lui dopo l'Europeo di Austria e Svizzera 2008, ma quello che al momento sembra più interessato è il Paris Saint Germain di Paul Le Guen che pare intenzionato ad accaparrarsi Roger per sostituire Jerome Rothen ormai destinato in Premier League.
Sul giocatore gestito dalla società brasiliana Think ball & Sport Consulting ci sono però anche il Borussia Dortmund, l'Olympiakos, il Betis Siviglia ed il Feyenoord; concorrenza che potrebbe far anche lievitare il prezzo del cartellino.

lunedì 11 maggio 2009

Roberto Merino

E il nuovo Maradona arrivò dal Perù

Negli ultimi giorni quando si pensa alla Serie B e ai suoi giocatori, quello che subito salta alla mente è Roberto Merino per le sue giocate e la sua tecnica che stanno ridando lustro ad un torneo in cui negli ultimi anni si era un pò perso il gusto del bello.
Non che il peruviano abbia giocato molte partite, ma in quelle in cui è sceso in campo, ha dato un buon apporto alla squadra risultando a volte decisivo ed ha infiammato il pubblico con tocchi di classe sconosciuti al pubblico salernitano in questa stagione.
In realtà ci si aspettava molto di più da chi è arrivato in Italia con l'appellativo di "Maradona del Perù", ma del resto c'era da aspettarselo che quel soprannome fosse estremamente esagerato, poichè è risaputo ormai che la stampa sudamericana con il suo solito gusto di dissacrare tende a fare e disfare falsi miti con degli "apelidos" affascinanti, ma esagerati e deleteri.
Di Maradona ha solo il fisico, e alcune movenze, nient'altro, troppo forte il Pibe de Oro per far si che questo paragone non suoni come un'eresia.
Merino è un buon giocatore, dotatissimo tecnicamente, molto rapido nello stretto e con una velocità di gambe impressionante.
Il pubblico dell'Arechi ne apprezza molto le giocate e sono in molti a non spiegarsi il perchè delle sue esclusioni per cosi tante partite.
Vederlo in allenamento è uno spettacolo, tanta è la sua qualità nell'«acariciar la gordita», come ama ripetere sin dai tempi di Malàga.
Eppure vedendo giocare la Salernitana saltava subito all'occhio la totale mancanza di qualità dell'organico, l'assenza di gioco e la pochezza di un attacco davvero inadeguato ed è incredibile come Castori e Mutti non si siano mai resi conto che avevano in casa l'uomo che avrebbe potuto sparigliare le carte e dare almeno un pizzico di imprevedibilità ad una manovra altrimenti prevedibile.
I granata infatti in questa stagione hanno messo a segno la miseria di 40 gol in 39 partite, solo 5 squadre in cadetteria hanno fatto peggio e mi preme sottolineare come questi numeri siano la conseguenza di un mercato fatto male, frutto dell'incompetenza di un direttore sportivo come Fabiani, di un presidente inesperto che non ha avuto il coraggio di cacciare prima il ds e di un allenatore che in compartecipazione col direttore sportivo ha messo su una squadra senza logica.
Le promesse fatte in sede di mercato non sono state mantenute (Bucchi, Corona) e al loro posto sono arrivati dei giocatori non adatti.
Mi spiego meglio: Fava e Turienzo sono principalmente 2 finalizzatori (lo so è esagerato definirli tali, ma in teoria lo sono) incapaci di costruirsi l'azione da gol da soli e necessitano di una squadra alle loro spalle che costruisca una grande quantità di palle gol, per permettergli di sfruttare al meglio le loro doti.
Ebbene a cosa servivano Fava e Turienzo se la Salernitana con Marchese e Kyriazis non arrivava mai al cross ed il centrocampo stentava a far arrivare un solo pallone decente in avanti??? Domande a cui Castori e Fabiani dovrebbero dare delle risposte.
E' in squadre del genere che servono giocatori come Merino in grado di inventarsi la giocata che possa cambiare la partita e chissà che a Salerno non se ne siano accorti troppo tardi.
Con ciò non voglio dire che il peruviano sia un fenomeno o che faccia la differenza, ma solo che era di vitale importanza far giocare un calciatore simile, una volta che lo si ha in rosa.
Il gol contro l'Albinoleffe forse ha ingigantito i commenti su questo folletto, che merita l'attenzione del pubblico, ma non deve essere considerato il salvatore della patria, perchè altrimenti si rischia di mettergli addosso delle responsabilità eccessive.
Non si deve dimenticare che fino a pochi mesi fa giocava in nella serie B Greca con l'Atromitos ed ha lasciato Peristeri, sobborgo di Atene, con lo score di 50 partite e la miseria di 8 gol segnati, una media davvero bassa che evidenzia la sua scarsissima vena realizzativa, uno dei tanti limiti di questo funambolo.
Il fisico poi non è dei migliori e spesso in partita non è continuo per tutti i 90', ma sono sicuro che con un anno di ambientamento potrebbe rivelarsi un ottimo giocatore per la Serie B italiana, fermo restando che sono dell'idea che farebbe pienamente la differenza in una squadra di Serie C1 che punta a salire in B.
Il suo procuratore Josè Alberti, dopo averlo portato in Italia lo ha coperto di lodi, paragonandolo anch'egli a Maradona, però ha dimenticato un piccolo particolare: è possibile che tale Roberto Merino Ramirez se fosse stato davvero cosi forte a 27 anni sarebbe ancora un illustre sconosciuto ai più???
Praticamente sconosciuto anche in Perù dove non ha una storia calcistica, essendo passato giovanissimo nella Cantera del Barcellona, da dove poi ha iniziato a girovagare per l'Europa alla ricerca della sua dimensione ideale, tra Mallorca, Malaga, Servette, Murcia, Akratitos, Atromitos e ora Salernitana.
Un'altra cosa che dovrebbe far pensare è come mai Merino non sia nel giro della nazionale Peruviana se davvero è cosi forte.
E' possibile che prima Uribe e ora Jose del Solar non si siano accorti di lui, nonostante il Perù sia desolatamente ultimo nel girone di qualificazione Conmebol, e dei volti nuovi sarebbero quantomai graditi???
Anzi a dire il vero Jose del Solar lo aveva convocato l'anno scorso in occasione di un'amichevole contro il Costa Rica, ma poi non giocò a causa di un infortunio.
Da allora però non l'ha chiamato più, verrebbe da chiedersi il perchè...





venerdì 1 maggio 2009

Martin Palermo una vez mas en la Historia


Palermo marcò su tanto n°200 con el Boca Juniors


lunedì 27 aprile 2009

Shownaldo


Il ritorno del Fenomeno

La finale d'andata del Campionato Paulista ha confermato ancora una volta di più che il Fenomeno, quello vero, è sempre lui: Ronaldo.
La sua doppietta al Santos nel 1-3 finale della Vila Belmiro è servita a dimostrare a chi dice che è grasso, a chi dice che è rotto, a chi dice che non è più un giocatore di calcio, che lui se vuole può ancora dare tanto a questo sport e nessuno ha i suoi colpi, nessuno.
Quell'infortunio del 13 febbraio 2008 in Milan-Livorno sembrava aver messo fine alla carriera di uno dei più grandi campioni della storia del calcio, con quel ginocchio che aveva fatto di nuovo crac, ma la sua forza, la sua voglia di ricominciare, e il suo talento sono più forti di tutto e tutti.
Va dato merito a Ronie e al Corinthians che ha creduto in lui mettendolo sotto contratto quando ancora non era in grado di giocare e ora si gode i risultati di una scommessa stravinta.
Se il Timao ha ormai in tasca il titolo Paulista gran parte del merito è del Fenomeno, che come l'araba Fenice, è rinato ancora una volta dalle sue ceneri più forte che mai e sta guidando i suoi verso una vittoria inaspettata e per questo ancora più bella.
Da quando è ritornato a giocare, nonostante la pancetta, ha messo a segno 8 gol in 10 partite, una media straordinaria e le sue reti sono state quasi tutte decisive come quelle al Palmeiras, al San Paolo e appunto le 2 perle di ieri sera.
Il primo gol è da attaccante vero, con uno scatto sul filo del fuorigioco e un controllo palla che in pochi al mondo possiedono, il resto è ordinaria amministrazione per uno come lui.
Il secondo gol è una magia assoluta; sulla palla in profondità è rientrato di tacco sul sinistro mandando fuori tempo Triguinho, ha alzato la testa giusto il tempo di vedere Fabio Costa fuori dai pali e lo ha trafitto con un pallonetto sublime.
Non sarà più quello dei tempi del Barcellona, ma quando fa cose del genere è ancora il Fenomeno e a questo punto è lecito aspettarsi una chiamata di Dunga per continuare a cullare il sogno di partecipare a Sud Africa 2010.
É um sonho fazer gol
onde o Pelé fez tanto
e ser Rei mesmo que por um dia
(Ronaldo)"


lunedì 16 marzo 2009

Fàbio

O melhor goleiro do Brasil

Nei giorni scorsi viste le grandissime prestazioni di Julio Cesar si è molto discusso su chi fosse attualmente il miglior portiere del Mondo e i tre a contendersi la palma di migliore secondo gli addetti ai lavori sono Buffon, Julio Cesar e Cech, ma siamo (siete) davvero certi che sia cosi??? Nessuno è al livello di quei tre??? Io credo di no; uno c'è e a mio modo di vedere è al loro stesso livello. Andiamo a conoscerlo meglio:

Fábio Deivison Lopes Maciel, meglio noto semplicemente come Fabio è il portiere del Cruzeiro da ormai 4 anni e la sua costanza di rendimento è davvero sensazionale, soprattutto nell'ultimo anno.
Nato a Nobres il 30 settembre del 1980, ha iniziato la sua carriera con il piccolo club paranaense dell'União Bandeirante per poi trasferirsi all'Atletico Paranaense nel 1998. Una sola stagione con il Furacão e trasferimento al Cruzeiro e al Vasco poi con cui giocherà 4 anni vincendo un Brasileirao, una Copa Mercosul e un Campionato Carioca prima di ritornare nuovamente al Cruzeiro nel 2005. A Belo Horizonte è il N°1 indiscusso da diverse stagioni e con la Raposa ha conquistato il Mineirao nel 2006 e nel 2008.

Da molti è considerato attualmente in miglior portiere del Brasile, ma non è azzardato parlare di lui come uno dei migliori al Mondo.
Fàbio è dotato di un fisico potente, elastico ed esplosivo (190 cm x 93 kg). Tra i pali è insuperabile ed è molto coraggioso nelle uscite, sia a terra che in elevazione.
Nonostante il fisico imponente ha una reattività incredibile e riesce a tuffarsi su entrambi i lati con grande prontezza e disinvoltura.
Ha dei mezzi tecnici davvero notevoli e quando distende il suo metro e novanta è praticamente insuperabile; sono proverbiali le sue parate a mano aperta (molte presenti nel video) su conclusioni quasi a botta sicura degli attaccanti avversari. E' bravo a comandare la difesa e infonde sicurezza al reparto grazie alla sua tranquillità; a 29 anni ha la maturità necessaria per sbarcare in Europa e ha i mezzi per non sfigurare, anzi per consacrarsi come uno dei top nel ruolo.
A tratti sembra davvero sprecato per il Brasileirao, infatti lo scorso anno ha giocato tutte le gare, risultando, a conti fatti, il giocatore più decisivo del Cruzeiro, anche più decisivo dei vari Guilherme, Ramires e Wagner.
Il suo contratto con la Raposa scadrà il 30 dicembre 2009, e molti club si sono già mossi per acquisirlo; la valutazione si aggira sui 5 milioni di euro e sembra essere davvero irrisoria per un giocatore di questo calibro.
Inoltre avendo il passaporto italiano non dovrebbe avere problemi di tesseramento e in definitiva è un investimento che varrebbe davvero la pena fare, soprattutto per i club di medio-alto livello.


domenica 15 marzo 2009

300 volte Pippo

Inzaghi mette a segno a Siena il 300° gol della sua carriera

Michel Bastos


Il miglior mancino di Francia

In questa stagione in Europa uno dei giocatori più migliorati rispetto all'anno scorso è senza dubbio Michel Bastos del Losc Lille Mètropole, tanto da diventare in poco tempo uno degli uomini mercato più ricercati del continente.

Michel Fernandes Bastos è nato il 2 agosto del 1983 a Pelotas, terza città per popolazione del Rio Grande do Sul situata a circa 250 km da Porto Alegre, capitale dello Stato.
Ha iniziato la sua carriera professionistica con la squadra della sua città, Esporte Clube Pelotas, per poi trasferirsi nel 2001 in Olanda al Feyenoord. La sua esperienza olandese ben presto si rivela un fallimento e l'anno seguente si trasferisce all'Excelsior Rotterdam, ma le cose non vanno molto meglio.
Il suo ritorno in Brasile all'Atletico Parananense non è molto fortunato e dopo una stagione anonima si trasferisce in prestito prima al Gremio e poi alla Figueirense nel 2005 con cui realizza il primo exploit della sua carriera: 34 presenze e 10 gol nel Brasileirao.
Un breve ritorno all'Atletico Paranaense e pronto ritorno in Europa, stavolta da giocatore vero. Il suo approdo al Lille avviene nel 2006 e le prime 2 stagione scorrono via senza particolari sussulti, ma nell'estate del 2008 l'approdo di Claude Pauel al Lione e l'arrivo di Rudy Garcia sulla panchina del Lille, segna la svolta nella carriera di Bastos.
In precedenza giocava più arretrato, mentre ora nel ruolo di esterno sinistro di centrocampo nel 4-5-1 di Garcia ha trovato la sua posizione ideale.
Questa stagione è senz'altro la migliore della sua carriera e i numeri sono tutti dalla sua parte: 27 partite in Ligue 1 condite da 11 gol e 7 assist, uniti ad una costanza di rendimento eccezionale.

Mancino naturale, normolineo potente (178 cm x 74 kg), esplosivo e veloce sul lungo. Ha mezzi fisici importanti supportati da un'ottima tecnica individuale. Nasce esterno di fascia sinistra più arretrato, ma ormai si è stabilizzato nel nuovo ruolo di esterno alto in cui sta rendendo al meglio anche dal punto di vista realizzativo.
Tende spesso a cercare il fondo per andare al cross forte e calibrato con il suo mancino. I movimenti senza palla sono molto buoni e dispone anche di un notevole tempismo negli inserimenti.
Il dribbling è pulito ed efficace anche partendo da fermo, ma la sua qualità migliore è indubbiamente il tiro: secondo molti addetti ai lavori dispone del miglior sinistro della Ligue 1, nonchè del tiro più potente del campionato.
Le sue conclusioni a rete sono delle vere e proprie saette e in questo fondamentale ricorda molto da vicino Roberto Carlos (non è un'eresia). In questa stagione più volte si è esibito in calci di punizione da distanze siderali che qualche volta sono andati anche a bersaglio.
Visti i trascorsi da terzino è abile anche in copertura e raramente lascia sguarnita la sua fascia di competenza, ma non di rado in partita si ritrova anche ad essere il giocatore più avanzto del Lille vista la grande mobilità di Vittek che arretra consentendo cosi a Bastos e Obraniak di inserirsi nello spazio (20 gol in 2 fin'ora in campionato).
Il suo contratto scade il 30 giugno del 2012 e la sua valutazione attuale si aggira intorno ai 15 milioni di Euro.
Sarebbe l'ideale alla Juventus per il dopo Nedved o anche ad una Roma che vuole tornare a puntare sul 4-2-3-1, ma per prenderlo bisogna fare in fretta visto che il Bayern Monaco si è già mosso con decisione su di lui, iniziando a cautelarsi per un'eventuale partenza di Ribery, ma attenzione anche al Cska Mosca che potrebbe puntare su Bastos nel caso dovesse cedere alle lusinghe dei club inglesi per Zhirkov ormai richiestissimo da mezza Europa, come lui del resto.

sabato 21 febbraio 2009

Van der Sar a un passo dal record

Edwin Van der Sar a un passo dal record europeo di imbattibilità

Quest'oggi il portiere del Manchester United, Edwin Van der Sar potrebbe stabilire un nuovo record di imbattibilità. Non subisce reti infatti da 13 partite e ben 1302 minuti; un'enormità per il calcio attuale e soprattutto per un campionato ipercompetitivo come la Premier League.
Dopo aver superato nella speciale classifica Abel dell'Atletico Madrid che nel 1990/91 si fermò a 1275 minuti, ora Van der Sar ha nel mirino Dany Verlinden, storico portiere del Bruges che detiene il primato europeo di imbattibilità, fissato a 1390 minuti nel '90.
All'olandese mancano dunque "solo" 89' per stabilire un nuovo record e quest'oggi ha la chance di entrare nella storia nell'incontro di Premier League tra Manchester United e Blackburn all'Old Trafford.
Una partita facile sulla carta, che però nasconde delle insidie, soprattutto sotto il profilo della concentrazione, visto che martedi a San Siro andrà in scena l'andata dell'ottavo di Champions tra Inter e Red Devils e questa partita potrebbe essere vista più come un "fastidio" dagli uomini di Ferguson.
Se dovesse riuscirci Van der Sar dovrà sicuramente condividere il merito dell'impresa con i "suoi" difensori che hanno eretto una vera e propria diga davanti alla porta e nonostante qualche saltuaria assenza, i sostituti (Evans, Rafael, O'shea) si sono sempre dimostrati all'altezza.
Dopo aver superato il record di Verlinden, Van der Sar potrebbe infine fare un pensierino al record assoluto di Mazaropi del Vasco da Gama, estremo difensore di una storica linea difensiva che passerà poi alla storia come "barreira do fogo", che a cavallo tra il 1977 e il 1978 mantenne inviolata la sua porta per 1816 minuti. Un record di un altro calcio e di un altro tempo, forse destinato a rimanere quasi eterno vista la maggiore competitività del calcio attuale, ma sognare non costa nulla.


martedì 3 febbraio 2009

Arshavin signs for Arsenal


Andrei Arshavin it's an Arsenal player

Arsene Wenger said about him: “We are delighted to have signed Andrei Arshavin, he is a player I have admired for a long time. He is a versatile player with great experience, who will add real quality to our squad. Andrey is an exciting impact player with a huge amount of ability and has been an influential force with both Zenit St Petersburg and the Russian national team in recent seasons.”

This is one the first interviews as a Gunner:

domenica 1 febbraio 2009

Raul: ¡307 goles!


Raúl marcó su gol 307 e igualó a La Saeta

Con el gol de ayer frente a Numancia Raul igualò Alfredo Di Stefano con 307 goles con la camiseta blanca y ya està en la historia del Real Madrid.
Con el gol gol de ayer Raul ya es el máximo goleador en la historia del Real Madrid, empatado con Alfredo Di Stéfano, y con el poximo tanto serà el mas grande de la historia madridista.
Gracias a sus goles y a la calidad de Robben el nuevo Real Madrid de Juande Ramos està ganando todos los partidos con una marcha igual a la del Barcelona de Guardiola.

Los 307 goles de Raúl:
Liga: 503 partidos, 214 goles
Liga de Campeones: 123 partidos, 64 goles
Copa del Rey: 35 partidos, 18 goles
Supercopa de España: 12 partidos, 7 goles
Supercopa de Europa: 3 partidos, 1 gol
Copa Intercontinental: 3 partidos, 1 gol
Mundialito de clubes: 4 partidos, 2 goles

Su gol 307:

lunedì 26 gennaio 2009

Lionel Messi


Leo Messi: il più forte giocatore del mondo

Credo sia giunto il momento di rendere omaggio a Leo Messi. Nella stagione che sta segnando la riscossa dell'inarrestabile Barcellona di Pep Guardiola, l'argentino è il giocatore più determinante.
Un fenomeno senza eguali che sta finalmente mostrando tutto il suo immenso talento; talento per il quale è stato più volte accostato a Maradona.
Ecco una frase che fotografa alla perfezione quello che attualmente è considerato all'unanimità il più forte giocatore del mondo:

Si el Barça es más que un club, Messi es más que un jugador. Para el Barça, es un honor tenerle entre nosotros. El Barça está hecho para Messi, y Messi está hecho para el Barça
( Joan Laporta)

domenica 18 gennaio 2009

Saturday's Top Goals

Lionel Messi segna l'1-0 contro il Deportivo nel 5-0 del Camp Nou



Pato regala al Milan la vittoria contro la Fiorentina nell'ultima partita di Kakà a San Siro

martedì 13 gennaio 2009

Alexandre Pato


Da papero a cigno: ecco la trasformazione di Pato

La doppietta di Pato all'Olimpico di Roma ha sancito forse la definitiva affermazione del giovane brasiliano nel campionato italiano a distanza di un anno dal suo esordio.
Lo scorso anno si era presentato con un gol all'esordio in Serie A contro il Napoli, utile a regalare la prima vittoria casalinga del Milan nel campionato 2007/08.
I mesi che hanno preceduto il suo esordio sono stati di attesa, da parte di tutti. C'era chi non lo riteneva pronto, chi invece lo aspettava come il salvatore della patria e alla fine lui ha messo tutti d'accordo con un impatto tremendo con la serie A.
Gol all'esordio, poi una fase di calo e doppietta al Genoa, poi forse ha raggiunto il punto più alto nella passata stagione con il gol alla Fiorentina che è valso al Milan la vittoria nello scontro diretto, ma l'infortunio alla caviglia del Franchi lo ha tenuto lontano dai campi per un pò. Nei restanti 3 mesi di stagione ha raggiunto il notevole bottino di 9 gol in 17 giornate: numeri impressionanti per un debuttante di soli 18 anni.
In mezzo c'è stato anche l'esordio nella Seleção a Londra, bagnato con il gol vittoria alla Svezia. Da sempre ha avuto un feeling particolare con gli esordi, bagnati quasi sempre da un gol: cosi è stato nel Brasileirao, in Serie A, nella Seleção, in Libertadores e nel Mondiale per Club.
L'avventura con l'olimpica brasiliana non è stata delle migliori per Pato e anche il suo inizio di campionato non è stato brillantissimo, ma dal gol allo Zurigo in Uefa, si è sbloccato e ha messo a segno fin'ora 10 gol stagionali tra A e UEFA che sommati a quelli della passata stagione parlano di 36 partite ufficiali in A e ben 17 gol a soli 19 anni, tanto per cambiare nessuno come lui. In particolare nelle ultime 2 giornate ha segnato 4 gol con delle giocate che fanno pensare subito al predestinato, al fenomeno.
Contro l'Udinese si è esaltato con 2 gol e giocate di classe cristallina, ma contro la Roma ha fatto ancora di più: primo gol facile a porta vuota e secondo da campionissimo. L'accelerazione su Mexes è stata impressionante e il tocco sotto delizioso; una giocata che gli è valsa elogi a iosa nel dopo-partita da compagni e avversari rimasti stupiti dalla sua qualità abbinata ad una velocità supersonica.
Sui 100 vale un tempo intorno a 10"7 e parlando della sua velocità il tecnico Braga disse, tempo fa: "E’ più veloce del primo Ronaldo e di Luis Fabiano. Diciamo che è veloce come Henry".

In un anno in Italia di lui si sono viste molte cose e si sono intraviste le sue incredibili potenzialità future.
Era arrivato con le credenziali del fenomeno e ha mantenuto in pieno le promesse con un rendimento sotto porta notevole per un ragazzino di 19 anni su cui si addensavano un mare di attese e tantissima pressione mediatica.
Lo scorso anno si pensava a lui come una prima punta, ma in questo periodo si è dimostrato ancora una sorta di 9 e mezzo, con un fisico ancora da potenziare per diventare a tutti gli effetti una prima punta. Il suo repertorio tecnico è sconfinato: velocità supersonica, un grande controllo palla, tiro secco e potente e un'arma che è mancata agli ultimi grandi centravanti verdeoro: il colpo di testa.
Pato infatti è un'abile colpitore di testa ed è bravo anche ad andare in anticipo sul difensore. Quando ha voglia di giocare è letteralmente inarrestabile, ma il suo più grande difetto per ora è la mancanza di continuità. In alcune partite infatti da l'impressione di essere svogliato e superficiale.
Tra i difetti tecnici da limare c'è un dribbling portato troppo sotto l'avversario, troppo stretto e per uno con la sua velocità piuttosto che dribblare potrebbe essere più utile lanciare la palla in avanti e correrci dietro. Di tempo per maturare ne ha e con Kakà e Ronaldinho alle spalle avrà sempre un punto di riferimento alle spalle per non rischiare di bruciarsi.
Il Milan del futuro deve obbligatoriamente partire da lui che rappresenta quanto di meglio possa proporre il calcio mondiale tra gli under 20. Secondo Ancelotti è destinato a diventare il miglior attaccante del mondo nei prossimi 10 anni, ma se continuerà a giocare in questo modo c'è da giurarci che per vedergli alzare qualche premio individuale importante si potrebbe aspettare anche molto meno.
In fondo lo si era capito già quel 26 novembre del 2006 quando entrato a partita in corso Alexandre Pato da Pato Branco all'esordio nel Brasileirao, segnò il suo primo gol da professionista dopo soli 90 secondi dal suo ingresso in campo.

Ecco una breve compilation con gli ultimi gol di Pato in campionato: