Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post

domenica 18 maggio 2014

Juventus Campione d'Italia


Alla Juventus dei record lo scudetto con 102 punti

Juventus - Cagliari 3-0. Una partita che non valeva nulla, ma resterà nella storia perchè con questi 3 punti la squadra di Antonio Conte ha raggiunto quota 102 punti. Record assoluto di ogni epoca in Europa.
Centodue punti frutto di 33 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte con 80 gol fatti e 23 subiti. Miglior attacco e miglior difesa. 17 punti di vantaggio sulla Roma seconda, e l'insuperabile striscia di 19 vittorie interne su 19 partite allo Juventus Stadium.
Il 32esimo Scudetto della storia bianconera è il più meritato di sempre e nulla ha potuto una Roma che per buona parte della stagione non ha mai fatto mistero di puntare al titolo, ma contro questa Vecchia Signora, gli uomini di Garcia si sono dovuti inchinare e rendere onore ad una corazzata che anche nei 2 scontri diretti ha ottenuto 6 punti senza subire neppure un gol.
Ora tutto il popolo bianconero spinge per il rinnovo di Conte che ancora non ha svelato le sue carte, conscio che non potrà mai più eguagliare questo straordinario record.

lunedì 10 marzo 2014

Una settimana d'addio


La Roma a Napoli lascia anche l'ultima speranza di titolo

Juventus - Fiorentina 1-0    42' Asamoah
Napoli - Roma 1-0               81' Callejon

Ora è tutto più chiaro; qualora ci fossero ancora dei dubbi, questa 27esima giornata ha sancito la definitiva resa della Roma nell'improbabile rincorsa alla Juventus di Conte.
La vittoria contro la Fiorentina è la 14esima in casa in questo campionato. Eguagliato il Toro dell'ultimo Scudetto.
La classifica recita: 72 punti, 23 vittorie, 3 pareggi ed una sconfitta, proprio all'andata a Firenze. Un'intero girone senza mai perdere e solo 9 punti persi sugli 81 possibili.
Arrivederci alla prossima serie A. 


domenica 25 novembre 2012

Allegri si, ma non troppo



Analisi alla vigilia di Milan-Juventus

Questa sera, ore 20:45, a San Siro si giocherà Milan-Juventus. Il vero derby d'Italia, non quello per definizione. La squadra più vincente in patria contro quella più vincente in Europa.
Milan-Juve evoca da sempre grandi ricordi ed in altre stagioni è valsa una fetta di scudetto, ma quest’anno non sarà cosi, anche se non sarà mai una partita come le altre. Il gol di Muntari, ormai è solo un ricordo lontano. Strascichi polemici di una vita fa, calcisticamente parlando.
Eh già, sono passati solo 9 mesi da quell'errore che ha macchiato l'esito del campionato nella scorsa stagione, eppure sembra già passata un'eternità.
La Juventus corre veloce come allora, forse non è più imbattibile, ma la sua fame resta immutata ed in più ha acquisito una mentalità vincente ed ha aggiunto i muscoli e la corsa di Asamoah all'11 titolare (Giovinco, Pogba, Lucio, Isla, Bendtner; sono acquisti discreti, ma nell'immediato hanno praticamente solo allungato la panchina).
Il Milan dal canto suo sta vivendo una stagione altalenante, nata male, con lo smembramento di quasi tutta la squadra. In un sol colpo sono andati via il miglior difensore del mondo ed il giocatore più destabilizzante degli ultimi 20 anni in Italia (6 campionati vinti, su 7 disputati, 2 volte capocannoniere, 219 presenze, 122 gol e 51 assist). Oltre a Thiago Silva ed Ibrahimovic, sono andati via anche i vari Nesta, Seedorf, Gattuso, Inzaghi, Cassano, Zambrotta e Van Bommel; a testimonianza di una voglia di rinnovamento, che in realtà è solo un adeguamento implicito ad una situazione di dissesto economico in cui il club versa da anni, ma che è sempre stata mascherata dall’intervento del presidente. Oggi non è più cosi. Berlusconi ha perso l’entusiasmo di una volta e la crescente influenza dei suoi figli nelle decisioni economiche riguardanti il club, ha portato a significativi cambiamenti.
Il mercato rossonero di quest’estate ne è un chiaro segno. Sono arrivati giocatori inadeguati (Traorè, Constant, Acerbi), giovani da formare psicologicamente (Bojan, Traorè) e giocatori in cerca di rilancio (Zapata, Pazzini, Montolivo). L’unico vero acquisto è stato l’olandese Nigel De Jong. Unico neo: anni di esperienza in Premier League hanno forgiato e “legalizzato” il suo stile di gioco rude e a tratti scorretto; insomma un Flamini con meno qualità e ancor minore propensione a fare gioco.

Ma chi arriva meglio a questa sfida?
Facile rispondere! La Juventus è prima in campionato ed è reduce dalla roboante vittoria a corollario di una prestazione monstre contro i campioni d’Europa del Chelsea, fatta d’intensità e rabbia agonistica.
Armi che potrebbero sgretolare un Milan che sbaglia spesso l’approccio alla partita e contro avversari di caratura superiore, rischia seriamente di non rientrare in gara e di prendere un’imbarcata. La pericolosa tendenza ad andare sempre in svantaggio è ormai il leit motiv di questa stagione disastrosa ed il solo El Shaarawy potrebbe non bastare sempre, e contro squadre con un centrocampo dinamico, veloce ed intenso come quello bianconero, servirebbe un gioco corale che al momento resta una chimera e non c’è nemmeno l’Ibrahimovic di turno a mascherare le lacune di una squadra strutturata male.
Dalla cintola in su la squadra di Allegri, è tra le prime 5 del campionato, ma difesa e centrocampo sono totalmente inadeguate alla massima serie. Inoltre giocatori come Boateng e Nocerino hanno subito una vertiginosa involuzione dopo l’addio dello svedese che ne aveva esaltato a dismisura qualità e doti realizzative (o forse sono solo tornati sui loro livelli standard pre-Ibra) e Pato ormai è un vero e proprio problema. Le sue dichiarazioni dopo il match di coppa sono state la classica nota stonata dopo la vittoria del Constant Vanden Stock che ha segnato il passaggio del turno agli ottavi di Champion's League e ha regalato qualche ora di serenità al tecnico livornese che ormai vive sulla graticola da diversi mesi a questa parte. Nonostante le dichiarazioni di facciata di Galliani, sembra evidente che il povero Max sia ancora alla guida del Milan solo per motivi di ragione economica essendo comunque oneroso il suo esonero e la mancanza di alternative credibili al momento sposta di giorno in giorno in avanti il suo addio. Forse fino a giugno, forse prima.
L’impressione è che anche un eventuale risultato negativo contro i bianconeri non cambierà le cose, però il suo credito sta per finire e sconfitta dopo sconfitta si infittiscono le voci di altri candidati alla scottante panchina milanista che non fanno altro che minare il suo umore ed il suo rapporto già traballante con lo spogliatoio e con la stampa.
Il sogno praticamente impossibile resta Guardiola, ma in alternativa sarebbe un grancolpo riuscire a strappare Montella ai Della Valle (terza scelta, a mio avviso, il ritorno in Italia di Spalletti ormai al capolinea della sua avventura in Russia). 
La Juventus arriverà carica di entusiasmo a San Siro anche se con qualche defezione (il solo Barzagli è sicuro di essere titolare in difesa visti gli acciacchi di Bonucci e Chiellini) e punterà a mantenere invariato il suo distacco sull’Inter che domani sera a Parma sarà già a conoscenza del risultato del big match ed in caso di vittoria del Milan potrebbe portarsi di nuovo ad una sola lunghezza dalla Juventus per cercare di riaprire un campionato che in realtà sembra già chiuso.
I 17 punti di distacco impongono quindi di collocare la squadra di Conte come favorita e alla luce dei 4 precedenti della scorsa stagione (2 in campionato e 2 in Coppa Italia, con 2 vittorie bianconere e 2 pareggi, anche se il 2-2 della semifinale di ritorno di Tim Cup può essere formalmente considerato la prima sconfitta bianconera nei 90 minuti regolamentari nella scorsa stagione visto l'1-2 prima dei supplementari), sembra davvero arduo riuscire a sovvertire il pronostico, ma i rossoneri dovranno tentare a tutti i costi di conquistare 3 punti che porterebbero una ventata di ottimismo all’ambiente e darebbero uno slancio in più per riuscire a scalare una classifica imbarazzante con soli 4 punti sulla zona retrocessione.

domenica 2 ottobre 2011

Passaggio di consegne

Netta affermazione dei bianconeri sul Milan

Al termine di una gara simile c'è poco da dire. Le immagini lasciano poco spazio alle parole. Juventus - Milan 2-0, è tutto qui.
Sebbene i gol siano arrivati nel finale e in maniera piuttosto rocambolesca, il totale e assoluto predominio dei torinesi è durato per tutto l'arco della gara ed un'eventuale pareggio sarebbe stato oro colato per il Milan e una netta ingiustizia per gli uomini di Conte.
In 3 mesi il tecnico leccese, ha dato un gioco piuttosto definito alla squadra e ha trasmesso una notevole mentalità vincente oltre ad un'aggressività che negli ultimi anni era mancata.
L'intesità messa in campo questa sera dagli juventini ha sconvolto un Milan inesistente e ne ha inibito ogni possibile fonte di gioco.
La testa della classifica è una logica conseguenza di tutto ciò e da qui in poi c'è da attendersi molto da una squadra che giocherà una sola volta a settimana e avrà dunque tutto il tempo per affinare dei meccanismi che pian piano stanno iniziando a girare.

La pochezza del Milan di questa sera è stata imbarazzante e francamente è impossibile trovare anche una sola nota positiva in una prestazione cosi deficitaria.
Iniziano a pesare gli assenti e in quest'ottica diventa fondamentale la pausa per gli impegni delle nazionali per cercare di recuperare qualcuno soprattutto in fase offensiva. Cassano è improponibile ad alti livelli, cosi come Nocerino, mentre i vari Zambrotta, Nesta, Van Bommel e Seedorf hanno un disperato bisogno di rifiatare perchè ormai le forze sono al lumicino e le prestazioni della squadra ne risentono enormemente.
Questa sera i soli Thiago Silva, Nocerino e Boateng erano al di sotto dei 30 anni e inevitabilmente quando si incontrano avversari con un tale dinamismo, diventa difficile tenere testa con giocatori dal fiato corto e incapaci di fare possesso palla.
In ottica scudetto i rossoneri, restano la squadra migliore sulla carta, ma ora tutto si fa molto più complicato.

lunedì 16 maggio 2011

Milan Campione d'Italia

Dopo 7 anni i rossoneri vincono il tricolore

Il pareggio della scorsa settimana in casa della Roma ha sancito la matematica vittoria del Milan in Serie A con ben 2 giornate d'anticipo. Cosi come nell'ultima occasione sono stati ancora i giallorossi gli spettatori della festa tricolore milanista, ma stavolta senza rancore vista l'uscita prematura dai giochi scudetto.
Sabato è andata in scena la vera e propria festa con tanto di passerella trionfale sul campo contro un Cagliari sparring partner ideale, che non ha battuto quasi mai ciglio.
La prossima settimana la sfida di Udine, che per i friulani varrà un posto in Champion's League (seppur partendo dal terzo turno preliminare), chiuderà un'annata molto positiva per i rossoneri e pensare che solo 10 mesi fa nessuno avrebbe creduto ad un'impresa del genere.
Nell'estate del Mondiale, la città di Milano aveva ancora negli occhi il Triplete nerazzurro e il quasi immobilismo sul mercato lasciava presagire che il gap esistente tra le 2 milanesi non si sarebbe certo colmato.
A fine agosto però, per fortuna grazie all'intercessione del presidente Berlusconi e alla collaborazione di Mino Raiola in via Turati sono arrivati Ibrahimovic prima e Robinho poi, che hanno fatto passare in secondo piano i colpi precedenti che non avevano minimamente scaldato la piazza e ridato nuovo entusiasmo alla tifoseria.
L'acquisto dello svedese, reduce da 7 campionati nazionali vinti consecutivamente tra Olanda, Italia e Spagna, palesava il chiaro intento di riuscire a conquistare di nuovo un titolo in patria che mancava ormai dal lontano 2003/04.
Ai nastri di partenza però era sempre l'Inter la favorita nonostante l'addio del suo più grande fuoriclasse, e unico a fare la differenza a favore dei nerazzuri: Jose Mourinho.
L'inizio di campionato ha subito evidenziato alcune lacune della squadra di Allegri che non ha iniziato con il piede giusto, e solo dopo 11 giornate ha conquistato la vetta della classifica, senza più essere raggiunto.
Ben 27 giornate consecutive in vetta, con un cammino piuttosto netto che è iniziato con la vittoria nel derby firmata Ibrahimovic. Ci sono stati poi dei momenti di rilassamento a cavallo tra le feste natalizie e l'inizio del nuovo anno, ma grazie alla sapiente regia di Galliani e ancora una volta a Mino Raiola sono arrivati dei nuovi acquisti che si sono rivelati decisivi nella seconda metà di campionato.
Dall'autunno alla primavera si è completata la trasformazione del diavolo che Allegri ha plasmato a sua immagine e somiglianza; limando pian piano le abitudini di gioco degli anni precedenti e cambiando un pò alla volta il sistema e l'interpretazione.
Alla forzata assenza di Pirlo per infortunio si è sopperito grazie all'utilizzo dei 3 mediani che hanno conferito una notevole forza difensiva alla squadra e la geniale intuizione di schierare Boateng come trequartista centrale ha funto da raccordo ideale tra centrocampo e attacco.
L'arrivo a gennaio di Van Bommel ha poi completato l'opera. L'olandese si è piazzato davanti alla difesa e grazie all'esperienza e alle sue caratteristiche nuove rispetto agli altri centrocampisti ha sublimato l'idea di calcio di Allegri.
Risulta difficile trovare un volto scudetto, come può esserlo anche trovare un momento esatto di svolta, ma possiamo far coincidere entrambe le cose analizzando il derby di ritorno.
L'Inter si avvicinava all'appuntamento dell'anno forte di un'inerzia tutta a suo favore e in piena rimonta, con la possiiblità di issarsi in vetta alla classifica in caso di vittoria nella stracittadina.
Il Milan invece era reduce dalla sconfitta di Palermo ed era privo di Ibrahimovic squalificato, cosi si è presentato in un San Siro gremito schierando davanti Pato e Robinho e facendo affidamento su gente che aveva giocato meno come Zambrotta e Seedorf.
Il 3-0 finale non ha lasciato nessuna possibilità di replica agli sconfitti ed umiliati nerazzurri che non hanno potuto nulla contro una squadra messa molto meglio in campo, più cattiva e molto più reattiva.
Nel momento più difficile e più deteminante della stagione il gruppo si è ricompattato ed ha sfoderato una prestazione mostruosa che ha segnato il vero e proprio passo decisivo verso il titolo.
In un gruppo abbastanza coeso, spesso è venuto fuori il solista di turno, senza però mai perdere di vista il collettivo che in particolare durante la volata finale condizionata dall'assenza di Ibrahimovic ha saputo sopperire a tale mancanza con la grinta, la cattiveria agonista e la fame di vittoria che in passato a volte erano mancate.
E' la vittoria di Allegri, è la vittoria della difesa che è la migliore del torneo e nel girone di ritorno ha subito solo 7 reti e solo 1 a San Siro, nella sfida inutile dell'altra sera contro il Cagliari per mano di Cossu.
Quando si parla di difesa si pensa subito a Nesta e Thiago Silva, ma per essere più precisi bisogna far riferimento a tutta una fase difensiva che quest'anno è stata molto efficace.
A partire da Robinho che si è sacrificato moltissimo in copertura, passando per Boateng che è stato l'anima di questo Milan e simbolo vero del cambiamento.
Il ghanese ha messo in mostra doti fisiche spaventose e nei momenti topici della stagione ha sempre dato il suo contributo risultando uno degli uomini più determinanti, mancava in rosa un uomo con le sue caratteristiche e con la sua duttilità tattica.
Ha vinto la concorrenza di Seedorf nel ruolo che da sempre l'olandese non ha mai fatto mistero di preferire e ha "costretto" il vecchio Clarence a tornare sulla linea dei centrocampisti come ai tempi di Kakà e Rui Costa.
Gli va dato però atto di essere sempre stato un grandissimo professionista e nella volata finale è stato uno dei migliori contribuendo anche con 3 gol all'avvicinamento all'obiettivo. Sontuoso nel derby e a Firenze, questa sarà forse la sua ultima stagione in maglia rossonera e l'ha chiusa come meglio non poteva, da campionissimo quale lui è.
Dietro di lui i vari Gattuso, Flamini, Ambrosini e soprattutto Van Bommel hanno recuperato e giocato una mole impressionante di palloni proteggendo a dovere la miglior coppia centrale del mondo che vede in Thiago Silva il miglior interprete per distacco nel suo ruolo a livello mondiale.
Il brasiliano ha dato una sicurezza disarmante a tutta la retroguardia e sia con Nesta che con Yepes ha sempre costituito una linea maginot difficilmente superabile.
Da apprezzare anche il lavoro svolto da Abate che seppur con evidenti limiti tecnici ha svolto al meglio i suoi compiti sulla destra, senza mai lesinare impegno e dedizione.
La fascia sinistra non ha mai avuto un padrone fisso, ma nella volata finale è stata appannaggio di Zambrotta che ha messo a disposizione tutta la sua esperienza sebbene le gambe e il fiato non siano più quelle di una volta.
Merita una menzione speciale anche Abbiati che a distanza di oltre una decade è tornato a difendere i pali del suo Milan scudettato come ai tempi di Zaccheroni. La parata nel derby di ritorno su Thiago Motta resta l'immagine più significativa della sua stagione.
Ci sono stati più protagonisti che si sono susseguiti nel tempo per garantire una costanza di rendimento piuttosto omogenea nell'arco delle 38 giornate.
Il titolo di campione d'inverno è quasi tutto da ascrivere a Zlatan Ibrahimovic che ha dato il là alla cavalcata verso il tricolore grazie a tanti gol e ancor più assist.
Non è un caso che, con quello di quest'anno, sia reduce da un filotto di 8 campionati vinti consecutivamente, ma ha macchiato la sua ottima annata con le 5 giornate di squalifica nel finale che avrebbero potuto compromettere un cammino sin li abbastanza lineare.
Hanno fatto le sue veci i vari Pato, Cassano e Robinho che hanno garantito un buon bottino di reti sia giocando con lo svedese, sia in sua assenza.
Infine vale la pena spendere qualche parola d'elogio anche per Massimiliano Allegri che è arrivato a Milanello senza tanti clamori e poco a poco ha costruito il suo Milan mostrando anche di saper gestire alcune situazioni spinose come la posizione di Ronaldinho o la convivenza tra Ibrahimovic e Pato.
Dopo la gavetta e gli anni positivi a Cagliari culiminati però con l'esonero della passata stagione, il buon Max è stato promosso a pieni voti al suo primo anno da "grande" (da notare come abbia conquistato 12 punti su 12 negli scontri diretti contro le più immediate rivali Inter e Napoli).
Una buona fetta di titolo è sua e va divisa in parti uguali con Adriano Galliani che ancora una volta ha rappresentato un valore aggiunto per questa squadra realizzando alcuni colpi di mercato che hanno segnato in positivo il prosieguo dell'annata rossonera.
Una piccola rivincita su chi lo aveva giustamente criticato per aver venduto fumo negli anni precedenti dove il mercato era sempre stato povero di soddisfazioni.
Dopo 7 anni dunque il Milan torna a vincere lo Scudetto e lo fa interrompendo il filotto dell'Inter che tra scudetti vinti sul campo contro avversari inesistenti e scudetti vinti in tribunale ormai dominava incontrastata da 5 anni, aggiudicandosi cosi quello che Fabio Capello aveva ribatezzato "il primo campionato vero dopo Calciopoli".
E' una vittoria bella, meritata e importante, ma resta pur sempre uno dei campionati più mediocri degli ultimi anni dove i vari avversari si sono eliminati man mano a vicenda o con le proprie mani.
Una Serie A livellata verso il basso dove per lunghi tratti della stagione l'avversario più accreditato per il titolo è stato il Napoli e questo la dice lunga sulla reale competitività del nostro calcio che ha abbandonato prematuramente l'Europa in entrambe le manifestazioni, collezionando magre figure.
Un campionato dove non si vedono distacchi abissali dalla vetta non per merito delle altre, ma per evidenti demeriti delle grandi che non possono confrontarsi, ora come ora, con le Big del continente.
Resta il dubbio (o la consapevolezza) che questo Milan cosi forte per le altre squadre d'Italia difficilmente avrebbe potuto centrare il titolo in altri campionati europei di alto profilo come la Liga, la Premier League o la Bundesliga e ad avvalorare questa tesi, a margine della festa, vorrei porre in evidenza un dato: Van Bommel scartato dal Bayern Monaco, Ibrahimovic scartato dal Barcellona (che ha vinto la Liga ed è in finale di Champion's League) e Robinho scartato dal Manchester City (vincitore della FA Cup) in questa stagione hanno fatto la differenza in Serie A, ma in Europa hanno fatto vedere ben poco.
Forse la differenza è tutta là...

mercoledì 1 settembre 2010

Che Allegria a San Siro


L'alba di un nuovo Milan

E dopo Ibrahimovic...Robinho!!! Si chiude con questi 2 botti la sessione estiva di mercato del Milan 2010/11: la migliore campagna dal 2002 ad oggi (quando arrivarono Nesta e Rivaldo).
E dire che solo fino a 10 giorni fa, tifosi e addetti ai lavori erano concordi nel definire penosa la campagna acquisti dei rossoneri che erano riusciti a prendere i soli Yepes, Amelia, Sokratis e Boateng.
Quattro nomi che non potevano scaldare l'animo dei tifosi delusi dal Presidente e non avrebbero aumentato il livello tecnico di una rosa incompleta e inadeguata per competere a certi livelli per mancanza di alternative in alcuni ruoli chiave.
Nell'ultima settimana di mercato però è tornato alla carica Berlusconi che ha dato mandato a Galliani di andare dapprima a Barcellona per chiudere con Ibrahimovic e poi ha deciso di regalare all'esigente pubblico di San Siro una stella di valore assoluto quale è il brasiliano Robinho.
Sono bastati questi 2 nomi a far sognare di nuovo tutto il popolo rossonero ormai frustrato dal dominio cittadino dei rivali nerazzurri, reduci dalla stagione perfetta.
Due nomi che di colpo hanno cambiato le prospettive di una stagione che vedeva il Milan ancora una volta destinato a fare da comprimario all'Inter, e ora invece crede fortemente nello Scudetto e forse anche in qualcosa di più.
Gran parte dell'entusiasmo è stato portato dall'arrivo di Ibrahimovic che in Italia è sinonimo di titolo e va a colmare gran parte dei problemi offensivi della squadra di Allegri.
Va ricordato che nell'ultimo giorno di mercato sono stati ceduti Borriello e Huntelaar rispettivamente alla Roma e allo Schalke 04 a cifre abbastanza importanti.
Al napoletano in particolare dovrebbero essere grati per molto tempo i tifosi, visto che lo scorso anno lui si è preso sulle spalle tutto il peso dell'attacco, senza mai mancare d'impegno e regalando anche gol belli e importanti. Tuttavia l'operazione non è molto intelligente da un punto di vista tecnico, visto che si è andata a rinforzare una diretta concorrente.
Nel passaggio da Borriello a Ibra però cambia tanto e l'attacco ci guadagna molto perchè lo svedese va ad aggiungere una sconfinata varietà di soluzioni offensive che il neo romanista non poteva offrire essendo tecnicamente imbarazzante in alcuni frangenti e risultando praticamente inofessivo spalle alla porta.
Ora toccherà ad Allegri far si che l'ex interista entri subito nei meccanismi di gioco e trovi il giusto feeling con Ronaldinho e Pato.
Da un punto di vista tecnico i 3 parlano la stessa lingua, ma sarà difficile farli convivere visto che Ibra in particolare è un eccelso solista, ma spesso condiziona il gioco della squadra piuttosto che adeguarsi lui stesso alla manovra.
La sua anarchia tattica potrebbe creare più problemi rispetto a Borriello, che oltre ad essere disciplinato da questo punto di vista, era anche votato al sacrificio e non si tirava indietro se c'era da difendere o arretrare a centrocampo.
Chi potrebbe giovare più di tutti del nuovo acquisto è Pato che in questa stagione sembra destinato a compiere il definitivo salto di qualità, infortuni permettendo e andrebbe a nozze negli spazi che potrebbero liberarsi.
Ancora una volta però tanto dipenderà dalla vena di Ronaldinho che quando vuole sa divertire e fare la differenza con la sua immensa qualità, e quest'anno è stato caricato a dovere da Berlusconi che lo ha tolto dal mercato, quando in tanti si aspettavano un suo addio.
In ballo però, c'è ancora il suo rinnovo del contratto che scadrà nel 2011 e nel caso in cui non si riesca a giungere ad un accordo con Roberto Assis, a Milanello si sono già tutelati con l'arrivo di Robinho dal Manchester City.
Si tratta di un vero e proprio regalo da parte del Presidente che da sempre è affascinato dai giocatori di talento e non appena si è manifestata la possibilità di ingaggiare "O' Rey da pedalada" non si è tirato indietro e ha fatto l'ultimo sforzo per mettere a disposizione di Allegri il funambolo di Sao Vicente.
Al City di Mancini ormai non c'era più spazio per lui e dopo averlo pagato 42 milioni per strapparlo al Real Madrid, gli sceicchi hanno svenduto il loro giocatore realizzando una minusvalenza di ben 24 milioni sul costo del cartellino.
Seppur sia reduce da diverse stagioni altalenanti vissute tra Real Madrid, Manchester City e Santos, Robinho ha dimostrato anche agli ultimi Mondiali di essere un giocatore di altissimo profilo e di esprimersi al meglio quando indossa la casacca verdeoro della Selecao.
Rappresenta il giocatore che è mancato nella scorsa stagione, perchè la sua velocità, la tecnica e il senso del gol ne fanno una perfetta alternativa sia a Pato che a Ronaldinho sugli esterni, ma può giocare anche da seconda punta qualora si giochi con le 2 punte e un trequartista.
Tuttavia sarà difficile vedere in campo i 3 brasiliani più Ibrahimovic e a turno uno di loro dovrà restare fuori per salvaguardare un equilibrio di squadra che già solo utilizzando il tridente, è molto precario.
L'eterno Pippo Inzaghi va a completare un pacchetto offensivo che almeno sulla carta è senza eguali in Europa e nel Mondo.
Se l'attacco è stellare, lo stesso non si può dire di un centrocampo che ormai si conosce a memoria visto che Ambrosini, Pirlo e Seedorf (e Gattuso) giocano insieme dalla stagione 2002/03, ma già da qualche anno iniziano a sentire i segni del tempo che passa.
Flamini piace molto al tecnico e forse quest'anno potrebbe trovare una certa continuità che fin'ora gli è mancata in rossonero, mentre l'unico volto nuovo è quello di Kevin Prince Boateng che è arrivato dal Portsmouth via Genoa ad aggiungere una variante in più ad un reparto troppo statico.
Il ghanese è un giusto mix di potenza e aggressività, in grado di difendere, ma anche di attaccare e rendersi pericoloso in zona gol.
La sua fisicità aggiunta a quella di Ibrahimovic dovrebbe essere un fattore importante in un campionato come quello di Serie A dove la forza fisica serve ancor più della tecnica (l'Inter insegna).
I problemi si presenteranno nel momento in cui verrà meno Pirlo, e quello più indiziato a sostituirlo potrebbe essere Seedorf anche se con caratteristiche differenti, essendo l'olandese un giocatore meno votato alla fase difensiva. Un degno sostituto di ruolo andava preso.
Il reparto che l'anno scorso ha regalato maggiori soddisfazioni è stato la difesa finchè ha retto Nesta, ma la sua assenza (unita a quella di Pato) nella seconda parte di stagione ha condizionato non poco il prosieguo del campionato.
In questa estate hanno lasciato Dida, Favalli e Kaladze e al loro posto sono arrivati Amelia, Yepes e Papastathopoulos, oltre al giovane uruguagio Montelongo che rappresenta una sorta di acconto per Coates che arriverà dal Nacional di Montevideo a gennaio.
Ad oggi la difesa può contare su 12 effettivi, ma alle spalle della coppia Nesta - Thiago Silva è difficile trovare qualcuno realmente affidabile e le fasce sono il reparto peggio equipaggiato dell'intera squadra.
Oddo, Abate, Zambrotta e Bonera (ed eventualmente Sokratis) a destra e Jankulovski a sinistra non sono dei validi potenziali titolari ad eccezione del solo Antonini che a suon di buone prestazioni si è guadagnato il posto a sinistra ed iniza ad entrare anche nel giro della Nazionale.
Qualcuno andava ceduto e forse andava preso qualcuno di buon livello a destra visto che anche le varie carte d'identità iniziano a pesare.
Nel mezzo accanto a Nesta ormai giganteggia Thiago Silva che è per distacco il miglior difensore della Serie A, ma alle loro spalle manca il giocatore in grado di non farli rimpiangere. Onyewu ha gettato al vento la scorsa stagione a causa di un grave infortunio e avrebbe voglia di riscattarsi quest'anno, ma tranne che con gli Usa le sue buone prestazioni latitano.
Il greco Sokratis ha dimostrato di sapersi disimpegnare bene anche al centro e può essere una discreta alternativa, ma per scongiurare eventuali catastrofi a Milanello dovranno sperare nella buona forma di Nesta e Thiago Silva per tutta la stagione.
Tra i pali il dualismo tra Amelia e Abbiati si è risolto per ora in favore del secondo che aveva iniziato da titolare anche la scorsa stagione, salvo poi dover lasciare il posto a Dida per infortunio.
In definitiva la rosa a disposizione di Allegri è dunque di buon livello in ogni reparto e quest'anno il tecnico livornese ha l'obbligo di provare a vincere qualcosa, fermo restando che l'Inter parte comunque un gradino davanti.
Il precampionato non è stato memorabile, anche se rispetto alle prime uscite la squadra è cambiata molto con l'arrivo dei reduci dal Mondiale e degli ultimi due formidabili acquisti.
Già l'esordio in campionato ha fatto vedere una squadra differente, che ha annichilito il Lecce con una prestazione sontuosa sia dal punto di vista del gioco che del risultato.
Il primo tempo è stato una vera e propria esibizione, agevolata anche dalla pochezza dei salentini, ma il gioco verticale a 1 o 2 tocchi è stato a tratti entusiasmante.
In attesa di impegni più probanti Allegri ha superato a pieni voti l'esordio in Serie A, schierando una squadra offensiva e spettacolare, portando avanti il progetto tattico del suo predecessore Leonardo, seppur con qualche piccolo cambiamento.
Anche in Champion's quest'anno è lecito provare a fare qualcosa di più visto che il girone con Real Madrid, Ajax e Auxerre sulla carta è molto difficile, ma non impossibile e va riscattato lo smacco della cocente umiliazione subita dal Manchester United all'Old Trafford.
Lo stesso Presidente Berlusconi alla chiusura del mercato ha obbligato l'ex tecnico del Cagliari a vincere qualcosa visto che la bacheca di Via Turati ormai non vede un trofeo dal Mondiale per Club vinto nel dicembre del 2007 e da allora sono arrivate solo delusioni in Italia e in Europa che hanno indotto la società ad un semi immobilismo sul mercato fino a questa florida estate che ha portato in dote dei grandi campioni come non accadeva ormai da tanto tempo.
In vista del futuro per fortuna si è iniziato di nuovo ad investire sul settore giovanile e grazie all'egregio lavoro svolto da Pederzoli, la Primavera sta tornando a buoni livelli e qualche giovane interessante ha già assaporato la prima squadra come Merkel, Strasser e l'imbarazzante Oduamadi che per tutto il precampionato è stata la riserva low cost di Pato.
Tutta questa serie di fattori autorizzano i tifosi a crederci di più visto che l'Inter nel passaggio da Benitez a Mourinho sembra aver perso qualcosa soprattutto a livello di energie nervose e potrebbe iniziare a perdere qualche colpo.
I rossoneri hanno dunque il dovere di provarci, soprattutto dopo tutto quello che ha fatto in sede di mercato un ritrovato Presidente Berlusconi, che forse non si era mai allontanato, ma mai come stavolta è ritornato prepotentemente a farsi sentire per vedere di nuovo vincere il Milan, il suo Milan!!!

martedì 31 agosto 2010

I voti al calciomercato


Analizziamo il mercato in Serie A

Come ogni anno alle 19:00 si chiude il calciomercato in Italia e con esso terminano le voci, i rumors di un'estate di colpi annunciati o svaniti, ci chiudono le trattative (non per gli svincolati) e ciò che è fatto è fatto, fino al 3 gennaio sarà solo il campo a parlare, in attesa che ricominci la giostra.
L'estate di calciomercato in Italia ha risentito della crisi generale che ha ridotto al minimo le liquidità dei club e cosi per inventarsi qualcosa di nuovo è nata la moda dei "prestiti con diritto di riscatto" che ha segnato in maniera significativa le scelte dei nostri club.
Per fortuna dopo più di 50 giorni di nulla o quasi, l'ultima settimana si è rivelata scoppiettante con colpi a ripetizione e in particolare l'ultimo giorno all'Ata Executive di Milano non ha deluso le attese dei tanti tifosi e addetti ai lavori.
Analizziamo più nel dettaglio il mercato delle 20 di A:

Bari:
dopo la grande annata dello scorso anno dal Bari tutti ci si attendono una riconferma, ma dopo le operazioni in sede di mercato sarà difficile ripetersi per Ventura e i suoi. I riscatti di Barreto e Almiron sono stati un segnale importante per l'ambiente anche se l'aver perso Ranocchia e Bonucci rappresentano una grave perdita. L'operazione condotta con la Juventus da Angelozzi però è stata magistrale ed è stata incassata una somma davvero importante per un mercato come quello attuale. Ghezzal è un buon colpo in avanti mentre Pulzetti aggiunge poco alla squadra. Voto 6

Bologna:
la nuova società si è presentata all'avvio del campionato senza un allenatore e ha deciso di stringere dei legami con club importanti andando a prendere dei giovani interessanti come Khrin ed Ekdal ai quali ha aggiunto l'esperto nazionale uruguagio Perez che ha ben figurato agli ultimi Mondiali. Meggiorini per l'attacco è un buon colpo anche se la coppia con Di Vaio non garantisce le necessarie garanzie anche alla luce dei sostituti che sono poca roba. Molto dipenderà dalla guida tecnica scelta da Porcedda; in pole sembra esserci Malesani, ma sarebbe un clamoroso autogol. Voto 5

Brescia:
Diamanti ed Eder aggiungono fantasia ed imprevedibilità ad un reparto offensivo che già annoverava Possanzini e Caracciolo e lo rendono quasi un lusso per una squadra che lotta per la salvezza. Tuttavia il resto della squadra è rimasto quasi invariato e il solo arrivo di Sereni tra i pali sembra poco per ottenere una salvezza tranquilla. Ci sarà da soffrire. Voto 5,5

Cagliari:
in questa nuova stagione Cellino ha deciso di puntare sulla continuità di un gruppo che nelle ultime stagioni ha sempre fatto bene, pur cambiando la guida tecnica e affidando la panchina del Sant'Elia a Bisoli che è reduce da 2 promozioni consecutive con il Cesena dalla Lega Pro alla Serie A. Acquafresca in entrata rappresenta la migliore novità mentre per il resto i colpi migliori sono stati riuscire a trattenere gente come Lazzari, Ariaudo e Matri. La grana Marchetti è stata gestita male e a questo punto il portiere titolare dell'Italia agli ultimi Mondiali resta a fare il 3° a Cagliari: assurdo. Voto 5

Catania:
quest'anno Lo Monaco ha saputo resistere alle tentazioni del mercato e ha rifutato cifre importanti per trattenere sotto l'Etna i vari Maxi Lopez, Biagianti e Mascara. Il solo arrivo degno di nota è quello di Gomez dal San Lorenzo che però non sembra poter fare la differenza nel nostro campionato. Il capolavoro del direttore è stata la cessione di Martinez alla Juventus per 12 milioni realizzando una plusvalenza notevole. La scelta di Giampaolo in panca è un rischio calcolato, anche se in caso di fallimento il tecnico avrebbe definitivamente bruciato il suo credito guadagnato nel 2005/06 ad Ascoli. Voto 5,5

Cesena:
della squadra reduce dalla doppia promozione sono andati via Do Prado e Volta, ma soprattutto il tecnico Bisoli e al suo posto è arrivato Ficcadenti che non sembra all'altezza. Dal Giappone è arrivato il terzino sinistro Nagatomo che potrebbe rivelarsi una scelta molto azzeccata del presidente Campedelli e non solo da un punto di vista commerciale. Budan e Bogdani per l'attacco non sono il massimo e il gol potrebbe essere uno dei problemi di questo Cesena. Jimenez aggiunge fantasia e con Giaccherini (richiesto da mezza A) e Schelotto rappresenta il meglio di questa squadra. Voto 5

Chievo:
in panchina dopo diverse stagioni positive al Sassuolo è arrivato Pioli che ha grande voglia ed entusiasmo. Il mercato non è stato scintillante, ma sono arrivati giocatori affidabili come Bogliacino, Moscardelli e Andreolli che rinforzano ogni reparto. La ciliegina finale non è male visto che è arrivato il nazionale svizzero Gelson Fernandes dal Saint Etienne. In difesa inoltre è stato trattenuto Mantovani. Voto 6,5

Fiorentina:
per una volta Corvino ha perso lo scettro di Re del mercato e alla fine il mercato della viola si è rivelato un pò deficitario. Boruc non sta vivendo il suo miglior momento e il dualismo con Frey potrebbe rivelarsi una scelta poco intelligente della società. D'Agostino è un'acquisto di qualità, ma è da vedere quanto sia fattibile la sua convivenza con Montolivo. Cerci è ancora alla ricerca di una sua dimensione dopo aver lasciato Pisa. In più l'infortunio di Jovetic ha scosso l'ambiente e non è stato preso un valido sostituto del montenegrino. Mihajlovic dopo l'esperienza di Catania si è gettato a capo fitto in questa nuova sfida, ma forse doveva essere tutelato di più dalla società in sede di mercato. Voto 5,5

Genoa:
per quasi 2 mesi il Grifone è stata la squadra che più di tutte in Italia aveva scosso il mercato con colpi a ripetizione e tutti di grande livello. Toni alla sua età rappresenta una grande scommessa, mentre Ranocchia, Miguel Veloso e Rafinha sono 3 certezze che potrebbero far lievitare il livello della squadra di Gasperini. Zuculini è un buon centrocampista, ma se continua a giocare Milanetto è evidente che uno tra lui e Veloso è di troppo. Eduardo tra i pali non dovrebbe sfigurare, mentre Kaladze e Chico sono da valutare. Considerando le cessioni poco dolorose questa squadra si candida ad un posto almeno in Europa League per la prossima stagione. Voto 8

Inter:
la stagione del Triplete ha cambiato radicalmente Moratti che dopo anni di acquisti ha deciso di fare cassa per un anno e chiudere i cordoni della borsa. Fa specie vedere come volti nuovi i soli Coutinho, Castellazzi e Biabiany. Ma del resto l'Inter aveva ed ha ancora la rosa migliore e quindi era compito degli altri, quello di cercare di rinforzarsi per colmare il gap dalla squadra campione. Se da un lato questo discorso non fa una piega, dall'altro bisogna tenere presente che nel calcio è sempre necessario migliorarsi, e non ci si può fermare anche alla luce di quanto si sono rinforzate le dirette avversarie sia in Italia che in Europa.
Benitez è un grande allenatore, ma l'ombra di Mourinho sarà ingombrante per tutta la stagione e ad ogni passo falso da Madrid ci sarà sempre qualcuno pronto a lanciare frecciatine. Del resto ereditare una squadra che ha centrato tutti gli obiettivi nella passata stagione non era facile anche perchè nella migliore delle ipotesi si potrebbe solo eguagliare la stagione precedente.
Se in entrata il mercato ha lasciato a desiderare, in uscita ci sono state tante operazioni e Branca merita una lode per aver piazzato i vari Balotelli, Burdisso e Quaresma a cifre importanti e senza indebolire tecnicamente la rosa. L'operazione Balotelli-City è da 10 e lode. Facendo dunque una media tra le entrate e le uscite quindi all'Inter va comunque un voto alto. Voto 7

Juventus:
alla prima da bianconero, Marotta ha già steccato. Ha rivoluzionato la rosa ma nonostante gli 11 acquisti il gap dall'Inter è rimasto quasi invariato. Tanti buoni giocatori, ma è mancato il campione in grado di fare davvero la differenza. Fortuna che alla fine sia riuscito a piazzare Camoranesi allo Stoccarda. Sarà difficile fare peggio dello scorso anno, ma lo scudetto resta un miraggio. Voto 5

Lazio:
l'arrivo di Hernanes è senza dubbio il fiore all'occhiello della campagna acquisti di Lotito che ha allestito una rosa abbastanza competitiva anche se sarebbe servito uno come Santa Cruz per dare respiro a Floccari ed aggiungere qualche soluzione in più in attacco. La cessione di Kolarov è stata una grande operazione dal punto di vista economico con una plusvalenza straordinaria. Voto 7

Lecce:
i salentini si sono mossi tanti sul mercato ma la grande quantità di giocatori arrivati non ha migliorato più di tanto il livello di una squadra che dopo soli 90 minuti di campionato sembra già spacciata. De Canio potrebbe saltare a breve. Voto 4

Milan:
dopo 50 giorni di critiche Berlusconi è tornato a fare la voce grossa e si è ripreso la scena sul mercato italiano che ormai gli aveva rubato da anni Moratti. L'ultima settimana è stata da ricordare per il Milan che ha chiuso prima il colpo dell'estate con Ibrahimovic e poi ha messo la ciliegina su una torta già abbastanza golosa portando a San Siro anche Robinho. Il ghanese Boateng, Amelia, Sokratis e Yepes completano una campagna acquisti che fino a 10 giorni fa faceva rabbrividire i tifosi rossoneri che ora però sono tornati a sognare.
Le cessioni di Borriello e Huntelaar sono state necessarie per permettere l'arrivo di 2 grandi fuoriclasse che vanno a completare un pacchetto offensivo senza eguali in Europa. La gestione economica e la capacità di trattare di Galliani in quest'estate hanno fatto la differenza con i vari ingaggi spalmati a giocatori senza mercato che hanno permesso di risparmiare qualche milioncino di più da reinvestire. A questo punto Allegri ha tra le mani una rosa che in Serie A puà dire la sua e non è più cosi distante dall'Inter. Fosse arrivato un centrocampista in grado di far rifiatare Pirlo e un grande terzino destro questo Milan avrebbe potuto ambire anche a tornare sul tetto d'Europa. Voto 9,5

Napoli:
dopo la gestione del caso Quagliarella e le parole che hanno preceduto l'arrivo di Lucarelli è quasi impossibile dare un giudizio al mercato del Napoli. La squadra è sostanzialmente quella della scorsa stagione. Cavani è un grande acquisto, mentre di Lucarelli se ne poteva fare a meno. Sosa arriva sotto il Vesuvio non per fare il titolare anche se garantirà respiro a Lavezzi ed Hamsik, ma anche a Cavani all'occorrenza. Yebda al Benfica aveva impressionato positivamente, ma è tutto da valutare in un contesto differente e non era una priorità come poteva esserlo un vero regista in grado di dare i tempi alla manovra.
In definitiva De Laurentiis avrebbe potuto fare qualcosa di più. Voto 5,5

Palermo:
dopo la grande stagione passata era giusto dare continuità ad un progetto importante e Zamparini nemmeno quest'anno ha deluso le aspettative. La rinuncia a Kjaer è dolorosa e fa male a tutto il calcio italiano, ma l'aver trattenuto Pastore ed Hernandez è un grande punto di partenza per Delio Rossi. Munoz ha tutto per poter sfondare e questa potrebbe essere solo la prima stagione di ambientamento prima di esplodere, un pò come per Pastore lo scorso anno. A centrocampo gli arrivi di Joao Pedro e Ilicic sono degli ottimi colpi in prospettiva, mentre Bacinovic non convince. Maccarone si gioca la grande chance della sua carriera e Pinilla va a completare un reparto d'attacco davvero importante. In questa stagione il quarto posto non è un'utopia anche se gestire il doppio impegno tra campionato ed Europa League non sarà facile. Voto 7,5

Parma:
Ghirardi in quest'estate ha deciso di fare le cose in grande e ha messo a disposizione di Marino una squadra molto importante. Giovinco e Candreva sono il fiore all'occhiello di una campagna acquisti tra le migliori del Campionato.
Il portoghese Pereira è un giovane di qualità che potrebbe essere venduto a cifre importanti in futuro e gli arrivi di Paletta e Gobbi vanno a rinforzare una difesa che potrà contare ancora su Antonelli che era richiesto dall'Inter. Voto 7,5

Roma:
nonostante le mille difficoltà finanziarie la famiglia Sensi è riuscita a garantire a Ranieri una buona squadra che si basa sulla rosa dello scorso anno che è stata riconfermata quasi in blocco e potrà contare anche su un Borriello in più che aggiunge all'attacco tutto quello che forse Adriano non potrà dare. Il brasiliano è la grande scommessa di Ranieri e Pradè, ma rischia di essere già persa in partenza viste le condizioni atetiche dell'Imperatore che è visibilmente in sovrappeso e a causa di un infortunio starà fermo per almeno un altro mese. Simplicio potrebbe essere una buona alternativa a centrocampo, ma poco più. L'acquisto di Burdisso è stato una delle poche note liete dell'estate romaista. Voto 6,5

Sampdoria:
dopo l'esclusione dalla Champion's League la società ha tenuto fede alle promesse fatte ai tifosi e non ha venduto i suoi gioielli, ma non ha nemmeno fatto nessuno operazione importante in entrata, ne prima, ne dopo il preliminare. Se in uscita i doriani meritano un 7 per aver trattenuto i migliori, in entrata meritano 2 per gli arrivi di Volta e Curci che vanno a rinforzare la difesa, quindi in definitiva il voto è la media tra entrate ed uscite. Voto 4,5

Udinese:
il mercato della famiglia Pozzo è come sempre da valutare in prospettiva visti i giovani che sono stati messi a disposizione di Guidolin. Tuttavia in uscita le perdite di D'Agostino e Pepe su tutti, ma anche di Lukovic e Motta si faranno sentire. Attenzione ad Armero. Voto 4

giovedì 12 agosto 2010

Pastorini al Chievo Verona

Rodrigo Pastorini ad un passo dalla firma

Il talentuoso attaccante uruguagio Rodrigo Pastorini è ad un passo dalla firma con il Chievo Verona di Stefano Pioli.
Il giocatore del Danubio è ormai aggregato con la primavera della squadra veneta da più di una settimana ed è in procinto di passare alla prima squadra nei prossimi giorni.
Il ragazzo assistito da Daniel Fonseca nei prossimi giorni, al termine del periodo di prova, potrebbe anche firmare un contratto con il Chievo e si è detto molto fiducioso circa il buon esito della trattativa.

venerdì 29 gennaio 2010

Campioni d'Italia, ma non di stile

L'Inter si aggiudica il derby della Madonnina

Ormai volge quasi al termine la settimana del derby tra Inter e Milan che ha visto i nerazzurri vincitori sul campo per 2-0 con le reti di Milito e Pandev.
In questa settimana però, paradossalmente, non si è parlato tanto dei 90 minuti, quanto dell'infuocato post derby che dura da diversi giorni e sta catalizzando l'attenzione della stampa e degli addetti ai lavori.
I 90 minuti di domenica sera hanno sancito ancora una volta di più la superiorità indiscussa dell'Inter in Serie A che a questo punto ha quasi ipotecato il 4° scudetto consecutivo (non valgono i titoli di cartone assegnati in tribunale); un record quasi impensabile nel calcio attuale, dove è molto difficile restare al Top per diverse stagioni nei campionati di maggiore livello.
La corazzata messa su da Mourinho ha dominato la stracittadina in lungo e in largo, passando subito in vantaggio con un tracciante mancino di Milito che ha capitalizzato al massimo l'errore di Abate in copertura e ha poi raddoppiato con una punizione di Pandev su cui non è esente da colpe Dida.
Il resto della partita è stato caratterizzato dal possesso palla milanista che però non ha trovato sbocchi offensivi per la bravura dei difensori interisti e per la scarsa vena di alcuni interpreti (Pirlo, Beckham e Ronaldinho su tutti).
Questa partita era attesa da tutti come la partita che avrebbe potuto decidere il campionato e indirizzarlo in maniera quasi decisiva: in molti si aspettavano una vittoria del Milan che arrivava al grande appuntamento con molta convinzione, forte di un ottimo stato di forma e reduce da grandissime prestazioni caratterizzate da un gioco avvolgente e brillante, mentre l'Inter non stava vivendo un grandissimo momento di forma, benchè i risultati dicessero il contrario, ma alla fine non c'è stata partita.
Quando si vince una partita in questo modo, c'è solo da sentirsi orgogliosi e manifestare la propria gioia in campo e nelle dichiarazioni del dopo gara e non fare come Mourinho che in barba alla signorilità è andato a sparare a zero contro tutto e tutti ai microfoni dei giornalisti della mix-zone.
A ben vedere le tensioni erano cominciate prima della gara a causa del rinvio di Fiorentina-Milan al 24 febbraio per la concomitanza con l'impegno di Coppa Italia che vedeva il Milan opposto all'Udinese.
Tensioni già alimentate da Oriali che dopo il pareggio di Bari si era augurato di finire il derby in 11 uomini e di non subire torti arbitrali.
Tra teatrini vari si era arrivati a caricare questa sfida di veleni e tensioni che sono culminate nell'espulsione di Sneijder che ha mandato su tutte le furie la panchina dei campioni d'Italia che da li in poi ha iniziato a contestare ogni decisione arbitrale di Rocchi.
Per onestà intellettuale bisogna ammettere che l'epulsione dell'olandese è esagerata, ma a termini di regolamento ci sta tutta ed è stato lo stesso giocatore ad ammettere a mente fredda che in quei minuti era arrabbiatissimo con l'arbitro e di averlo coperto d'insulti già prima per un contrasto fortuito di gioco.
Come se non bastasse Rocchi ha poi concesso un rigore al Milan a partita ormai compromessa e espulso anche Lucio, ma ha graziato Muntari che avrebbe dovuto lasciare il campo anzitempo per un'entrataccia su Gattuso.
Il triplice fischio ha significato la fine delle velleità dei rossoneri di titolo e ha dato il là al rivoltante show dei nerazzurri che hanno dato il meglio di loro stessi mostrando all'Italia intera lo "stile Inter".
Le deplorevoli scene di giubilo dei giocatori al termine della gara sono state uno spettacolo patetico e disgustoso: Materazzi ha iniziato ad abbracciare tutti e saltellare con indosso la maschera di Berlusconi; lo stesso che all'andata dopo il perentorio 4-0 subito era andato a complimentarsi con gli avversari negli spogliatoi.
Poi Mourinho ha iniziato a rilasciare dichiarazioni alle Tv dicendo che avrebbe perso questo derby solo giocando in 6 (o 7) e poi si è detto dubbioso e preoccupato circa il prosieguo del campionato con affermazioni del tipo: «Hanno fatto di tutto per non farci vincere. Figuriamoci cosa sarà per lo scudetto» e «L’arbitro remava contro. Se Ronaldinho avesse segnato il rigore, il recupero sarebbe stato di otto minuti…».
A dar man forte al tecnico portoghese poi è arrivato il fantomatico Ernesto Paolillo che si è detto certo della volontà sleale di qualcuno di riaprire il campionato; poi è stata la volta del presidente Moratti che ha detto di sentir soffiare un vento contrario all'Inter.
Per aver fomentato l'ipotesi di complotto Mourinho e Paolillo sono stati deferiti ed è ormai calato il gelo tra le 2 società milanesi.
Da Via Turati non sono arrivate repliche agli attacchi provenienti da Via Durini, perchè come al solito i vincenti sanno perdere, oltre ad avere un'innata signorilità.
Leonardo non si è abbassato al livello del suo dirimpettaio ed ha cercato di smorzare i toni, mentre Galliani ha preferito sorvolare, ma è chiaro che d'ora in poi i rapporti tra le società meneghine non saranno più gli stessi vista l'arroganza dei campioni d'Italia.
Tutti bravi a parlare e sparlare in questa occasione, parlando di complotti, ma quindi avrebbero dovuto gridare al complotto anche il Chievo e il Siena, viste le sconfitte contro i nerazzurri.
Sconfitta del Bentegodi macchiata da un fallo di mano di Quaresma in area di rigore, cosi come il rocambolesco 4-3 subito dal Siena a San Siro con una punizione inesistente regalata all'Inter nei minuti finali di gara che ha letteralmente ribaltato l'esito dell'incontro.
Ma la lista è lunga e si potrebbe tranquillamente continuare, tanto per rendere l'idea di quanto l'Inter sia stata favorita in questo campionato che sta giustamente dominando e vista la sua forza, non avrebbe bisogno di aiuti arbitrali.
In questa situazione, sarebbe meglio tacere e sorvolare su alcuni episodi, invece di sbottare e gridare al complotto, ma si sa gli interisti sono da anni dei frustrati, con in primis il presidente Moratti e giù a seguire tutti i tifosi, cosi hanno il bisogno di sentirsi al centro dell'attenzione dopo anni di anonimato.
Dopo Calciopoli, con l'uscita di scena di Moggi si pensava che finalmente il male fosse stato estirpato dal calcio italiano, ma la realtà dei fatti è che invece, l'Inter di oggi è come la Juventus della Triade: vincente, antipatica e spudoratamente aiutata dagli arbitri.
A sostenere questa tesi c'è anche il capitano giallorosso Totti che nei giorni passati a Sky Sport aveva affermato: «Per come la penso io, c’è un pizzico di sudditanza psicologica, di tutti, perché hanno paura a parlare male in questo momento dell’Inter, perché poi se avessero il coraggio e la lealtà di dire quello che vedono, sarebbe molto più facile. E, invece, loro negano e negare l’evidenza penso che sia un po’ difficile. Non voglio attaccare l’Inter, perché l’Inter società penso che non c’entra niente, poi i giocatori sono bravi e vincono in campo. Però, qualcosa sotto penso che ci sia. Qualcosa sotto nel senso che hanno dei piccoli aiutini. Quello, purtroppo, c’è sempre stato, fa parte del calcio, come la Juve tanto tempo fa, adesso c’è l’Inter. Io non penso che l’Inter abbia fatto quello che ha fatto la Juve. Purtroppo, sono uscite tutte le intercettazioni e abbiamo capito la verità, quello che c’era dietro. Io non penso che l’Inter abbia fatto la stessa cosa, anche perché loro vincono sul campo, poi gli arbitri possono sbagliare perché non è semplice gestire 90 minuti e non sbagliare almeno una volta. Però, sbagliare sempre allo stesso modo e sempre dalla stessa parte, un po’ ti fa pensare. Questo è quello che volevo dire, non che rubano le partite o l’aiutano. Mi dispiace perché tu ti alleni tutta la settimana e poi sai che tanto loro, o perché sono forti o perché succede qualcosa, vincono sempre».
Da Via Durini gridano allo scandalo, al complotto, ma dimenticano che in Europa (dove dovrebbero essere tutti uguali) non alzano un trofeo dal 1965 e l'ultima finale risale ormai al 1972.
Cosi come lo scorso anno anche quest'anno la compagine nerazzurra è destinata ad abbandonare anzitempo la manifestazione perchè quello che accade in Italia non accade anche in Europa, e quando l'Inter incontra squadre che praticano un calcio totale, va in bambola.
Il Barcellona ha mostrato a tutti i limiti della Beneamata che in 2 sfide contro i catalani ha visto il pallone solo per pochi minuti e ha dovuto inchinarsi allo strapotere degli uomini di Guardiola che sono andati ad umiliare Mourinho e i suoi anche a San Siro senza ottenere i 3 punti, vuoi per l'imprecisione degli attaccanti blaugrana, vuoi per una svista dell'arbitro (che casualità) che non ha visto un tocco di mano in area.
Al Chelsea il compito di rendere giustizia ad una Serie A impotente dinanzi all'Inter che vince anche quando non dovrebbe e non di rado in maniera non del tutto lecita.
L'antipatia che una volta caratterizzava la Juventus ormai è passata in tutto e per tutto alla società di Moratti che dopo anni di sconfitte ha iniziato a vincere (grazie alle disgrazie altrui), e ha dimostrato di non sapere vincere.
Chi perde deve saper ammettere la sconfitta, cosi come chi vince deve riconoscere anche i meriti dell'avversario oltre a rispettarlo, cose che l'Inter non ha mai saputo fare e tanti anni di frustrazioni non hanno fatto altro che peggiorare le cose.
Cari interisti è questione di stile, signori si nasce....

martedì 18 agosto 2009

Work in progress o disastro annunciato?


Analizziamo il nuovo Milan di Leonardo

C'è voluta una vittoria ai calci di rigore contro la Juventus nel Trofeo Berlusconi per far tornare il sorriso in casa Milan dopo un precampionato a dir poco scadente.
Il momento dei rossoneri resta comunque complicato, ma questa vittoria è servita almeno a rialzare il morale dei rossoneri che ad ogni modo non vincono nei 90 minuti regolamentari dalla partita contro il Varese.
Il precampionato del Milan fatto di viaggi tra gli States, Monaco di Baviera, e l'Italia è stato avaro di soddisfazioni ed ha portato in dote ben 9 sconfitte consecutive.
Tra voli intercontinentali, jet lag e mercato di bel calcio se n'è visto poco e si è avuta la netta sensazione che questa nuova squadra sia ancora un cantiere aperto.
La stagione che sta per iniziare è una delle più significative degli ultimi 20 anni: infatti un pezzo della storia recente del club se n'è andato via con gli addii di Ancelotti, Maldini e soprattutto Kakà e questa può essere considerata a tutti gli effetti la prima stagione di vero rinnovamento.
Oltre a loro sono partiti anche i vari Kalac, Emerson e Beckham tornato ai Galaxy dopo il prestito.
La campagna acquisti non è stata di quelle che accendono l'entusiasmo dei tifosi, infatti gli acquisti di Onyewu, Huntelaar, Roma, Abate e Di Gennaro hanno modificato di poco o nulla l'assetto della squadra.
Nel giorno della sua presentazione ufficiale a Milanello il neo tecnico Leonardo aveva detto di voler proporre un calcio offensivo simile a quello del Brasile 1982. Fino ad ora tutto ciò non si è ancora visto, però viste le premesse è difficile che si vedrà in seguito.
La rosa è inferiore a quelle di Inter e Juventus in Italia e ha diverse formazioni davanti in ambito europeo.
Il mercato avrebbe dovuto diminuire il gap tra rossoneri e nerazzurri, ma allo stato attuale delle cose il divario tra le 2 milanesi si è accuito ancora di più. Infatti Moratti ha ceduto Ibra ma ha preso giocatori di altissimo livello come Eto'o, Lucio, Milito e Motta mentre Berlusconi ha svenduto Kakà e non lo ha sostituito, anteponendo le esigenze di bilancio a quelle sportive.
Ma analizziamo la rosa più dettagliatamente: in porta Abbiati ancora non si è ripreso dall'infortunio al ginocchio e ne Storari ne Roma offrono delle adeguate garanzie, per non parlare di Dida che ormai è quasi un separato in casa.
Emblematica la posizione dell'ex numero uno del Messina che da quarto portiere alla ricerca di una sistemazione all'inizio del ritiro ora rischia di difendere i pali nell'esordio in campionato contro il Siena.
Si vocifera che il Milan abbia già bloccato Marchetti per la prossima stagione, ma intanto affronterà la stagione che sta per iniziare con una incognita tra i pali.
La difesa si presenta superiore a quella dello scorso anno grazie all'innesto di Thiago Silva che finalmente è stato tesserato e già nel precampionato ha mostrato ottime cose.
Accanto a lui ci sarà il "miglior acquisto" di quest'anno, ovvero quel Nesta che sembra essersi ripreso dai problemi alla schiena dopo un anno in cui non ha praticamente mai visto il campo.
Grazie alla loro velocità si potrà giocare anche con una difesa più alta rispetto al passato, cercando anche di tenere gli avversari più lontani dall'area.
Con Onyewu, Kaladze, Bonera e Favalli il pacchetto arretrato è ben messo nel mezzo.
Le note dolenti arrivano però dagli esterni: Zambrotta ha ormai una certa età e si limita sempre più spesso al compitino, mettendoci tanto impegno, ma non è più quello di una volta.
Antonini, Oddo e Jankulovski sono assolutamente inadeguati sia come titolari che come riserve.
Servirebbe un buon terzino sinistro in grado di coprire tutta la fascia, ma al momento i nomi scarseggiano.
Era fatta per Cissokho, ma poi con una farsa si è annullato l'affare che era praticamente concluso. I falsi problemi ai denti emersi dalle visite mediche altro non erano che solo una scusa per cercare di far abbassare il prezzo al Porto, ma i lusitani non hanno ceduto ed hanno piazzato il giocatore al Lione praticamente per la stessa cifra.
Si parla del fortissimo Bale, ma difficilmente Berlusconi aprirà il portafogli visto il clima di austerity che circola in Via Turati.
Leonardo aveva espressamente richiesto dei giocatori in grado di arrivare sul fondo e fornire dei continui rifornimenti alle punte, ma a quanto pare il suo desiderio rimarrà tale.
Il centrocampo è praticamente lo stesso dal 2002/03 con Flamini e Ambrosini "intrusi" nel classico Gattuso, Pirlo, Seedorf.
L'olandese ormai da un paio stagioni non fa mistero di non gradire il ruolo di centrocampista e quindi è stato rimpiazzato da Ambrosini che oltre a lottare garantisce anche un buon numero di gol stagionali.
Il francese ex Arsenal può essere l'alter ego di Gattuso, ma all'occorrenza anche di Pirlo non con le stesse caratteristiche.
Nel precampionato è stato il migliore del reparto e meriterebbe il posto da titolare.
Pirlo dopo il lungo tira e molla con il Chelsea è rimasto ed è atteso da una stagione di riscatto viste le ultime deludenti annate. In un centrocampo statico e senza cambio di passo rappresenta sicuramente una svolta l'innesto di Abate che darà brio e velocità sulla destra quando verrà chiamato in causa.
L'attacco è il reparto più discusso dell'estate. A giugno l'obiettivo primario era Dzeko con cui era stato raggiunto l'accordo economico, ma Galliani ha commesso l'errore di contattare prima il giocatore e poi il Wolfsburg.
La dirigenza dei lupi non ha gradito e ha fissato il prezzo a 30 milioni, un prezzo equo per un giocatore di altissimo livello come il bosniaco, ma la cifra era fuori portata per il Milan.
La Confederations Cup è servita a risvegliare l'interesse per Luis Fabiano che Leo non ha mai fatto mistero di preferire a tutti gli altri papabili; però l'offerta fatta pervenire al Siviglia è stata respinta al mittente poichè inadeguata, cosi dopo un fugace interesse per Trezeguet si è preferito virare su Huntelaar che è arrivato per una cifra vicina ai 17 milioni. L'attacco dunque ha una sola certezza: Pato.
Il brasiliano dopo le 18 reti della passata stagione è atteso da un ulteriore miglioramento ed è chiamato a prendersi la squadra sulle spalle cosi come faceva Kakà nei momenti di difficoltà.
Accanto a lui agirà The Hunter che ha dimostrato nella sua carriera di saper fare gol, ma ha bisogno di continui rifornimenti. Inoltre toccherà a lui il compito di dare respiro alla squadra e profondità alla manovra.
I rifornimenti potrebbero arrivargli da Ronaldinho, ma fare affidamento su di lui ormai è diventato un azzardo.
All'inizio del ritiro il tecnico sembrava volesse schierarlo a sinistra riportandolo nella posizione che ricopriva al Barcellona, ma nelle successive uscite è stato schierato sempre a ridosso delle punte alternando grandi prestazioni ad altre pessime.
La condizione atletica ancora non è ottimale, ma sembra aver perso lo spunto per superare l'uomo e spesso preferisce l'assistenza alla soluzione personale evidenziando una mancanza di lucidità nei momenti che contano.
Berlusconi ha detto di vederlo bene come uomo d'area o a ridosso della stessa, Leonardo ogni giorno lo sprona a dare il meglio, cercando di infondergli fiducia, ma la professionalità del brasiliano lascia il tempo che trova e la voglia di mettersi in gioco non è più quella di un tempo. La sensazione è che se girerà lui, girerà tutta la squadra, ma con i se e con i ma non si va molto lontano.
L'eterno Inzaghi e Borriello completano il reparto potendo però garantire un minutaggio ridotto, vuoi per l'età (il primo), vuoi per i continui problemi fisici (il secondo).
Detto ciò è difficile pensare ad un Milan in prima fila in Europa e in corsa fino alla fine in Serie A.
Le scelte di mercato inevitabilmente peseranno nel corso della stagione e a farne le spese potrebbe essere l'incolpevole Leonardo che alla sua prima esperienza in panchina avrebbe meritato una rosa di maggiore caratura cosi come Guardiola lo scorso anno.
Galliani e Berlusconi ormai sono ripetitivi e ridicoli nel ricordare che il Milan è il club più titolato del Mondo a livello internazionale, perchè con le vecchie vittorie di certo non si alzano i trofei futuri.
La realtà dei fatti è che la squadra doveva essere rinforzata e i soldi delle cessioni eccellenti dovevano servire a sostituire a dovere i partenti.
La cessione di Gourcuff è l'ennesima di una lunga serie di errori gestionali equiparabili agli insensati acquisti di Vieri, Emerson, Marcio Amoroso, Grimi, il ritorno di Sheva, Vogel, la frettolosa cessione di Gilardino che stanno pian piano facendo scemare la fiducia dei tifosi verso la dirigenza.
Berlusconi e Galliani hanno dato tanto al Milan cosi come Braida, ma ora forse è giunto il momento che si facciano da parte e lascino la società a chi ha davvero voglia di investire e di riportare il club più titolato al Mondo sul trono che gli compete.

lunedì 8 giugno 2009

Kakà ya es un "Galactico"

Atteso a breve l'annuncio di Kakà al Real

Ormai è attesa solo l'ufficialità del passaggio di Kakà al Real Madrid dopo che il fuoriclasse brasiliano ha superato le visite mediche a cui è stato sottoposto dal dottor Hernandez all'ospedale Esperanza di Recife.
Ormai le speranze che resti in rossonero sono pressochè nulle e già da domani il suo nome resterà solo un ricordo dalle parti di Milanello.
Se da un lato migliaia di tifosi dovranno rammaricarsi per la perdita di un campionissimo del suo calibro, dall'altro ci sono milioni di tifosi merengue sparsi per il mondo pronti a sognare con il loro nuovo idolo.
Kakà è il primo grande colpo di Florentino Perez e c'è da giurarci che a lui faranno seguito altri grandi nomi perchè il nuovo presidente merengue è intenzionato a mettere su un nuovo dream team per tornare sul tetto del Mondo.
I grandi nomi si sprecano, ma se è vero che arriveranno altri grandi giocatori è alquanto utopistico pensare che possano coesistere tutti all'interno di una squadra. Dunque sarà necessario sfoltire la rosa e acquistare con oculatezza perchè già è naufragato una volta il progetto "Galacticos" e un bis sarebbe davvero disastroso per un Real mai cosi lontano dal Barcellona.
Kakà e Negredo sono già stati acquistati; potrebbero arrivare Albiol per la difesa, Xabi Alonso a centrocampo, uno tra Ribery e Cristiano Ronaldo sugli esterni e Villa dal Valencia.
Il sogno resta sempre Cristiano Ronaldo che ormai da un paio d'anni sembra destinato al Real.
Se dovesse arrivare il portoghese, andrebbe a comporre una coppia da sogno con Kakà e aumenterebbero in maniera esponenziale le chances di vittoria in Liga e in Champions per la squadra di Pellegrini.
Non resta che chiedersi se mettere cosi tanti galli nello stesso pollaio alla fine non possa rivelarsi deleterio visto che all'interno di una squadra che vuole vincere bisogna avere prima di tutto degli equilibri ben definiti. Resta da decifrare anche il ruolo che avrà Raul, fin'ora intoccabile, ma che ormai potrebbe essere messo in discussione se dovessero restare Higuain e Huntelaar e se dovesse arrivare anche Villa a completare il reparto offensivo.
Pellegrini dunque avrà il suo bel da fare, ma se il cileno avrà dei dolci dilemmi da risolvere, il brasiliano Leonardo avrà già perso il sonno visti i dubbi che attraversano la campagna acquisti del Milan.
Perso il giocatore più forte, è mia opinione che non lo si dovrebbe sostituire perchè al mondo non esiste un altro Kakà. Ci sarebbe Ribery che ha caratteristiche simili, ma siccome è nel mirino di Perez il suo acquisto è molto difficoltoso.
Meglio puntare su Ronaldinho come sostituto di Kakà e rinforzare la rosa in altri reparti come la difesa, sia la centro che sulle fasce e l'attacco.
In queste ultime ore si parla di un repentino avvicinamento a Edin Dzeko del Wolfsburg che dunque escluderebbe l'arrivo di Adebayor, ma per ora sono solo voci. L'unica cosa certa è che Kakà lascerà il Milan dopo 6 stagioni in cui ha vinto tutti e ha incantato come pochi altri nella storia rossonera.
Un campione dal volto pulito arrivato a Milano in punta di piedi che ha saputo conquistare tutti sin dalle prime apparizioni.
Campione d'Italia al primo colpo, poi Campione d'Europa e Campione del Mondo e a suggello di un 2007 stratosferico è arrivato il Pallone d'Oro che lo ha consacrato come miglior giocatore del Mondo.
Di lui i tifosi rossoneri potranno solo ricordare le accelerazioni, i suoi tocchi di palla, i suoi tiri, la sua corsa a testa alta (come solo i grandi sanno fare), gli assist e le fantastiche emozioni regalate nelle notti di Champions.
A breve lo stesso Ricky dal Brasile in una conferenza stampa dovrebbe annunciare il suo passaggio alla Casablanca, che concluderà ufficialmente la sua avventura al Milan.
I dettagli economici del traferimento ancora non sono noti, ma Kakà quasi sicuramente firmerà un contratto di 6 anni con il Real e verrà presentato al Bernabeu verosimilmente alla fine della Confederations Cup.