domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale


Buon Natale a tutti i lettori di Sognando Futbolandia

Albanese: Gezur Krislinjden
Arabo: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Basco: Zorionak eta Urte Berri On
Boemo: Vesele Vanoce
Bretone: Nedeleg laouen na bloavezh mat
Catalano: Bon Nadal i un Bon Any Nou
Ceco: Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok
Cinese (Cantonese): Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun
Cinese (Mandarino): Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan
Cingalese: Subha nath thalak Vewa
Coreano: Sung Tan Chuk Ha
Croato: Sretan Bozic
Danese: Glædelig Jul
Estone: Ruumsaid juuluphi
Fiammingo: Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar
Filippino: Maligayan Pasko
Finlandese: Hyvaa joulua
Francese: Joyeux Noel
Gallese: Nadolig Llawen
Giapponese: Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto
Greco: Kala Christouyenna
Indonesiano: Selamat Hari Natal
Inglese: Merry Christmas
Islandese: Gledileg Jol
Lituano: Linksmu Kaledu
Macedone: Sreken Bozhik
Maltese: LL Milied Lt-tajjeb
Norvegese: God Jul, or Gledelig Jul
Occitano: Pulit nadal e bona annado
Olandese: Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar!
Polacco: Wesolych Swiat Bozego Narodzenia
Portoghese (Brasile): Boas Festas e Feliz Ano Novo
Portoghese: Feliz Natal
Rumeno: Sarbatori vesele
Serbo: Hristos se rodi
Slovacco: Sretan Bozic oppure Vesele vianoce
Sloveno: Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto
Spagnolo: Feliz Navidad
Svedese: God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År
Tailandese: Sawadee Pee Mai
Tedesco: Fröhliche Weihnachten
Turco: Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun
Ucraino: Srozhdestvom Kristovym
Ungherese: Kellemes Karacsonyi unnepeket
Vietnamita: Chung Mung Giang Sinh


domenica 4 dicembre 2011

Sócrates


Adeus Doutor

Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira (Belem, 19 febbraio 1954 - San Paolo, 4 dicembre 2011)

lunedì 7 novembre 2011

Teófilo Cubillas

Homenaje al mejor futbolista peruano

«Cuando vi ese gol (de Cubillas a Escocia), decidí que yo también quería patear tiros libres» (José Luis Chilavert)

venerdì 21 ottobre 2011

Una coppa a "metà"


I gironi di Champion's al giro di boa

Archiviata la terza giornata della fase a gironi, la prima fase della Champion's League 2011/12 è giunta ormai al classico giro di boa. Andiamo a tracciare un primo bilancio:

Gruppo A

Bayern Monaco 7
Napoli 5
Manchester City 4
Villarreal 0

Quello che sulla carta doveva essere il classico girone di ferro, sta confermando le attese della vigilia. Il Bayern domina con 7 punti e ha mostrato anche una superiorità schiacciante nel gioco rispetto alle altre che restano in scia.
I bavaresi dopo il pareggio del San Paolo si preparano ad attendere il Napoli a Monaco per prendersi definitivamente girone e qualificazione.
Resta abbastanza avvincente la lotta per il secondo posto, dove restano favoriti i partenopei; vuoi per il punto in più in classifica, vuoi per il fatto di poter giocare lo scontro diretto in casa.
Ultimo e senza apparenti speranze il Villarreal che ha inanellatto un filotto negativo da brividi.
Il 22 novembre molto probabilmente si conosceranno le 2 squadre che passeranno il turno.

Gruppo B

Internazionale 6
Cska Mosca 4
Trabzonspor 4
Lille 2

Altro gruppo abbastanza incerto per quanto riguarda la lotta alla seconda piazza utile, dando ormai quasi per scontato l'approdo dell'Inter alla fase successiva anche in virtù di un calendario favorevole e una condizione che sembra in crescendo.
Per valore complessivo e qualità generale, i russi dovrebbero riuscire a centrare l'obiettivo qualificazione avendo 2 punti di vantaggio sui francesi del Lille che sono i rivali più insidiosi sulla carta.
A Trebisonda invece si spera di riuscire a fare la storia visto un calendario che vedrà i turchi ospitare sia i nerazzurri che il Cska, ma l'inesperienza e l'oggettiva inferiorità tecnico-tattica potrebbero giocare a sfavore degli uomini di Gunes.

Gruppo C

Benfica 7
Manchester United 5
Basilea 4
Otelul Galati

Tutto come da previsione in questo girone, se non fosse che in testa dopo 3 giornate ci si aspettava di trovare i Red Devils che invece hanno iniziato un pò in sordina prima di centrare i 3 punti in Romania nell'ultimo turno.
A conti fatti è difficile ipotizzare che il Basilea possa passare il turno visto che la prossima trasferta al Da Luz (con concomitante impegno dello United in casa contro l'Otelul) potrebbe scavare un solco tra le prime 2 posizioni e la coda del gruppo.
Sir Alex Ferguson negli anni ha dimostrato di pensare più alla sostanza che alla forma, per cui si potrebbe accontentare anche di un secondo posto nel suo raggruppamento.

Gruppo D

Real Madrid 9
Ajax 4
Lione 4
Dinamo Zagabria 0

Il Real Madrid come da pronostico ha già ammazzato il proprio gruppo con 3 vittorie su 3. Ajax e Lione restano in corsa per la qualificazione. Alla Gerland il 22 novembre andrà in scena lo scontro diretto, ma attenzione alle merengues che nel frattempo con la qualificazione già acquisita potrebbero diventare arbitri della contesa.
Ad oggi per il secondo posto, più Ajax che Lione.

Gruppo E

Chelsea 7
Bayer Leverkusen 6
Valencia 2
Genk 1

I Blues dominano questo girone, tallonati dalle aspirine che con la vittoria sul Valencia hanno dato un netto distacco agli spagnoli che a questo punto hanno a disposizione un solo risultato nella prossima sfida del Mestalla contro il Bayer, altrimenti rischiano seriamente di accontentarsi dell'Europa League.
Una vittoria rimetterebbe tutto in gioco visto che il successivo impegno casalingo sarà contro il Genk ormai fuori dai giochi.

Gruppo F

Arsenal 7
Marsiglia 6
Olympiacos 3
Borussia Dortmund 1

Al giro di boa il gruppo F sembra uno dei più decisi visto che i greci hanno centrato il loro unico acuto proprio contro il Borussia che è forse la più grande delusione della manifestazione fin'ora.
Arsenal e Marsiglia invece sembrano fare un'altra corsa e la vittoria dei Gunners al Velodrome è più di un'ipoteca sul passaggio del turno.
Salvo clamorose sorprese questo è un gruppo già deciso.

Gruppo G

APOEL 5
Zenit 4
Porto 4
Shakhtar Donetsk 2

Alla vigilia ci si aspettava un gruppo incerto, ma dopo 3 giornate è a dir poco indecifrabile. Chiunque abbia fatto un passo in avanti, poi si è subito fermato e anche l'andamento delle singole partite rispecchia alla perfezione l'andamento del girone.
L'APOEL per ora si gode la vetta, ma i soli 3 punti dall'ultimo posto potrebbero rimettere in gioco tutto in un solo istante.
Il fattore campo sorride però ai ciprioti che ospiteranno a Nicosia sia il Porto che i Minatori di Lucescu, cosi come il Porto affronterà al Dragao lo Zenit che per ora è l'avversario più insidioso per i lusitani.
Ad oggi è praticamente impossibile prevedere l'esito di questo girone.

Gruppo G

Milan 7
Barcellona 7
BATE Borisov 1
Viktoria Pilsen 1

A San Siro si decideranno prima e seconda del gruppo, che per quanto riguarda il discorso qualificazione agli ottavi è già ampiamente chiuso, come da pronostico.

domenica 2 ottobre 2011

Passaggio di consegne

Netta affermazione dei bianconeri sul Milan

Al termine di una gara simile c'è poco da dire. Le immagini lasciano poco spazio alle parole. Juventus - Milan 2-0, è tutto qui.
Sebbene i gol siano arrivati nel finale e in maniera piuttosto rocambolesca, il totale e assoluto predominio dei torinesi è durato per tutto l'arco della gara ed un'eventuale pareggio sarebbe stato oro colato per il Milan e una netta ingiustizia per gli uomini di Conte.
In 3 mesi il tecnico leccese, ha dato un gioco piuttosto definito alla squadra e ha trasmesso una notevole mentalità vincente oltre ad un'aggressività che negli ultimi anni era mancata.
L'intesità messa in campo questa sera dagli juventini ha sconvolto un Milan inesistente e ne ha inibito ogni possibile fonte di gioco.
La testa della classifica è una logica conseguenza di tutto ciò e da qui in poi c'è da attendersi molto da una squadra che giocherà una sola volta a settimana e avrà dunque tutto il tempo per affinare dei meccanismi che pian piano stanno iniziando a girare.

La pochezza del Milan di questa sera è stata imbarazzante e francamente è impossibile trovare anche una sola nota positiva in una prestazione cosi deficitaria.
Iniziano a pesare gli assenti e in quest'ottica diventa fondamentale la pausa per gli impegni delle nazionali per cercare di recuperare qualcuno soprattutto in fase offensiva. Cassano è improponibile ad alti livelli, cosi come Nocerino, mentre i vari Zambrotta, Nesta, Van Bommel e Seedorf hanno un disperato bisogno di rifiatare perchè ormai le forze sono al lumicino e le prestazioni della squadra ne risentono enormemente.
Questa sera i soli Thiago Silva, Nocerino e Boateng erano al di sotto dei 30 anni e inevitabilmente quando si incontrano avversari con un tale dinamismo, diventa difficile tenere testa con giocatori dal fiato corto e incapaci di fare possesso palla.
In ottica scudetto i rossoneri, restano la squadra migliore sulla carta, ma ora tutto si fa molto più complicato.

giovedì 25 agosto 2011

Sorteggio Champion's League 2011/12


Delineato il tabellone della fase a gironi della Champion's League

Oggi pomeriggio dall'urna di Nyon sono venuti fuori gli 8 gruppi della prossima fase a gironi della Champion's League 2011/2012.
Andiamo ad analizzarli brevemente uno per uno:

Gruppo A

Bayern Monaco
Villarreal
Manchester City
Napoli

Di sicuro sarà proprio questo il classico girone di ferro. Difficile dire chi sia la favorita per il primo posto tra Bayern e City; per l'esperienza internazionale si fanno preferire i primi, per la caratura e la qualità della rosa i secondi.
Con la finale in programma all'Allianza Arena, i bavaresi venderanno cara la pelle, ma quest'anno i Citizens sembrano davvero pronti per iniziare a concretizzare in titoli, gli ingenti investimenti dell'ultimo periodo.
Villarreal e Napoli probabilmente si contenderanno il terzo posto che varrà un posto in Europa League, con gli spagnoli che si fanno preferire per la maggiore abitudine a giocare a questi livelli.
Per il Napoli non poteva esserci un esordio peggiore in Champion's. Le probabilità di passare il turno non superano lo zero.

Gruppo B

Inter
Cska Mosca
Lille
Trabzonspor

Questo gruppo almeno sulla carta vede favorita l'Inter sui russi del Cska, ma attenzione al Lille che lo scorso anno si è aggiudicato la Ligue 1. I turchi del Trabzonspor hanno poche possibilità di aggiudicarsi una delle due posizioni utili per il passaggio del turno.
L'Inter senza Eto'o si è indebolita ma resta comunque la squadra con la rosa migliore del suo raggruppamento, e salvo clamorose sorprese dovrebbe passare agevolmente il turno.
Per i nerazzurri ci sarà anche la possibilità di osservare da vicino Eden Hazard.

Gruppo C

Manchester United
Benfica
Basilea
Otelul Galati

Salvo imprevisti e sorprese dovrebbe essere questa la classifica finale di un girone che sembra tra i più scontati dell'intero lotto.
I finalisti dello scorso anno non avranno rivali per il primo posto, cosi come il Benfica non dovrebbe avere tante difficoltà nel posizionarsi subito dietro ai Red Devils.
Già alla prima giornata gli uomini di Ferguson faranno visita ai lusitani al Da Luz e da quella sfida si potrà capire il futuro andamento del girone.
Basilea con ogni probabilità destinato all'Europa League.

Gruppo D

Real Madrid
Lione
Ajax
Dinamo Zagabria

Anche quest'anno andrà in scena l'ormai consueta sfida tra Real Madrid e Lione, ma forse mai come quest'anno il divario è stato cosi netto.
Mou in questa stagione ha a disposizione una rosa completissima e qualitativamente impressionante. Non ci si può assolutamente nascondere: l'obiettivo finale è alzare la Coppa in quel di Monaco e non sarà di certo questo girone ad impensierire i Blancos.
Il Lione dovrebbe avere vita facile con un Ajax ridimensionato e che probabilmente lotterà fino alla fine con la Dinamo Zagabria per un posto in Europa League, anche se le chances dei lancieri sono indubbiamente maggiori.

Gruppo E

Chelsea
Valencia
Bayer Leverkusen
Genk

Questo è un altro girone con un padrone incontrastato e due pretendenti al secondo posto che potrebbero lottare fino alla fine per passare il turno.
I Blues di Villas Boas sono nettamente favoriti e l'acquisto di Mata ha ulteriormente accuito le distanze con il Valencia che dovrà far attenzione all'insidioso Bayer Leverkusen per accedere agli ottavi.
Il Genk è spacciato.

Gruppo F

Arsenal
Marsiglia
Olympiacos
Borussia Dortmund

Il gruppo F rischia di essere uno dei più incerti, visto il sostanziale equilibrio tra almeno 3 delle 4 squadre del girone.
L'Arsenal sta vivendo il momento più difficile della sua storia recente e regna molta incertezza intorno agli uomini di Wenger che già contro l'Udinese hanno rischiato di essere estromessi dalla competizione.
Marsiglia e Borussia Dormund hanno il compito di insidiare i Gunners , ma attenzione all'Olympiacos che come sempre farà leva sul fattore campo.
Difficile dire già da ora come si chiuderà questo raggruppamento.

Gruppo G

Porto
Zenit
Shakhtar Donetsk
Apoel Nicosia

Altro girone molto equilibrato. Ad esclusione dell'Apoel, le altre 3 si giocheranno fino alla fine il passaggio del turno. Parte ovviamente davanti a tutti il Porto che si è indebolito rispetto all'ultima stagione, ma resta pur sempre la squadra migliore del gruppo.
Subito dopo, almeno sulla carta, gli uomini di Lucescu che pian piano stanno trovando la loro dimensione a livello europeo e punteranno almeno ad eguagliare lo straordinario traguardo della passata stagione.
Per fare ciò dovranno probabilmente vedersela con lo Zenit di Spalletti che sembra essere però un gradino indietro e già lo scorso anno si è sciolto come neve al sole ancor prima di approdare alla fase a gironi.

Gruppo H

Barcellona
Milan
Bate Borisov
Viktoria Plzen

Il gruppo H è il classico gruppo spaccato a metà. Il Barcellona non avrà problemi ad aggiuficarsi il primo posto, cosi come il Milan dovrebbe piazzarsi senza particolari affanni alle spalle dei catalani.
I rossoneri dopo la sfida del Camp Nou del 13 settembre, avranno forse un quadro più chiaro della stagione che verrà, potendo testare le proprie ambizioni al cospetto della più grande squadra del millennio.
Bate Borisov e Viktoria Plzen si divideranno le briciole.

lunedì 16 maggio 2011

Milan Campione d'Italia

Dopo 7 anni i rossoneri vincono il tricolore

Il pareggio della scorsa settimana in casa della Roma ha sancito la matematica vittoria del Milan in Serie A con ben 2 giornate d'anticipo. Cosi come nell'ultima occasione sono stati ancora i giallorossi gli spettatori della festa tricolore milanista, ma stavolta senza rancore vista l'uscita prematura dai giochi scudetto.
Sabato è andata in scena la vera e propria festa con tanto di passerella trionfale sul campo contro un Cagliari sparring partner ideale, che non ha battuto quasi mai ciglio.
La prossima settimana la sfida di Udine, che per i friulani varrà un posto in Champion's League (seppur partendo dal terzo turno preliminare), chiuderà un'annata molto positiva per i rossoneri e pensare che solo 10 mesi fa nessuno avrebbe creduto ad un'impresa del genere.
Nell'estate del Mondiale, la città di Milano aveva ancora negli occhi il Triplete nerazzurro e il quasi immobilismo sul mercato lasciava presagire che il gap esistente tra le 2 milanesi non si sarebbe certo colmato.
A fine agosto però, per fortuna grazie all'intercessione del presidente Berlusconi e alla collaborazione di Mino Raiola in via Turati sono arrivati Ibrahimovic prima e Robinho poi, che hanno fatto passare in secondo piano i colpi precedenti che non avevano minimamente scaldato la piazza e ridato nuovo entusiasmo alla tifoseria.
L'acquisto dello svedese, reduce da 7 campionati nazionali vinti consecutivamente tra Olanda, Italia e Spagna, palesava il chiaro intento di riuscire a conquistare di nuovo un titolo in patria che mancava ormai dal lontano 2003/04.
Ai nastri di partenza però era sempre l'Inter la favorita nonostante l'addio del suo più grande fuoriclasse, e unico a fare la differenza a favore dei nerazzuri: Jose Mourinho.
L'inizio di campionato ha subito evidenziato alcune lacune della squadra di Allegri che non ha iniziato con il piede giusto, e solo dopo 11 giornate ha conquistato la vetta della classifica, senza più essere raggiunto.
Ben 27 giornate consecutive in vetta, con un cammino piuttosto netto che è iniziato con la vittoria nel derby firmata Ibrahimovic. Ci sono stati poi dei momenti di rilassamento a cavallo tra le feste natalizie e l'inizio del nuovo anno, ma grazie alla sapiente regia di Galliani e ancora una volta a Mino Raiola sono arrivati dei nuovi acquisti che si sono rivelati decisivi nella seconda metà di campionato.
Dall'autunno alla primavera si è completata la trasformazione del diavolo che Allegri ha plasmato a sua immagine e somiglianza; limando pian piano le abitudini di gioco degli anni precedenti e cambiando un pò alla volta il sistema e l'interpretazione.
Alla forzata assenza di Pirlo per infortunio si è sopperito grazie all'utilizzo dei 3 mediani che hanno conferito una notevole forza difensiva alla squadra e la geniale intuizione di schierare Boateng come trequartista centrale ha funto da raccordo ideale tra centrocampo e attacco.
L'arrivo a gennaio di Van Bommel ha poi completato l'opera. L'olandese si è piazzato davanti alla difesa e grazie all'esperienza e alle sue caratteristiche nuove rispetto agli altri centrocampisti ha sublimato l'idea di calcio di Allegri.
Risulta difficile trovare un volto scudetto, come può esserlo anche trovare un momento esatto di svolta, ma possiamo far coincidere entrambe le cose analizzando il derby di ritorno.
L'Inter si avvicinava all'appuntamento dell'anno forte di un'inerzia tutta a suo favore e in piena rimonta, con la possiiblità di issarsi in vetta alla classifica in caso di vittoria nella stracittadina.
Il Milan invece era reduce dalla sconfitta di Palermo ed era privo di Ibrahimovic squalificato, cosi si è presentato in un San Siro gremito schierando davanti Pato e Robinho e facendo affidamento su gente che aveva giocato meno come Zambrotta e Seedorf.
Il 3-0 finale non ha lasciato nessuna possibilità di replica agli sconfitti ed umiliati nerazzurri che non hanno potuto nulla contro una squadra messa molto meglio in campo, più cattiva e molto più reattiva.
Nel momento più difficile e più deteminante della stagione il gruppo si è ricompattato ed ha sfoderato una prestazione mostruosa che ha segnato il vero e proprio passo decisivo verso il titolo.
In un gruppo abbastanza coeso, spesso è venuto fuori il solista di turno, senza però mai perdere di vista il collettivo che in particolare durante la volata finale condizionata dall'assenza di Ibrahimovic ha saputo sopperire a tale mancanza con la grinta, la cattiveria agonista e la fame di vittoria che in passato a volte erano mancate.
E' la vittoria di Allegri, è la vittoria della difesa che è la migliore del torneo e nel girone di ritorno ha subito solo 7 reti e solo 1 a San Siro, nella sfida inutile dell'altra sera contro il Cagliari per mano di Cossu.
Quando si parla di difesa si pensa subito a Nesta e Thiago Silva, ma per essere più precisi bisogna far riferimento a tutta una fase difensiva che quest'anno è stata molto efficace.
A partire da Robinho che si è sacrificato moltissimo in copertura, passando per Boateng che è stato l'anima di questo Milan e simbolo vero del cambiamento.
Il ghanese ha messo in mostra doti fisiche spaventose e nei momenti topici della stagione ha sempre dato il suo contributo risultando uno degli uomini più determinanti, mancava in rosa un uomo con le sue caratteristiche e con la sua duttilità tattica.
Ha vinto la concorrenza di Seedorf nel ruolo che da sempre l'olandese non ha mai fatto mistero di preferire e ha "costretto" il vecchio Clarence a tornare sulla linea dei centrocampisti come ai tempi di Kakà e Rui Costa.
Gli va dato però atto di essere sempre stato un grandissimo professionista e nella volata finale è stato uno dei migliori contribuendo anche con 3 gol all'avvicinamento all'obiettivo. Sontuoso nel derby e a Firenze, questa sarà forse la sua ultima stagione in maglia rossonera e l'ha chiusa come meglio non poteva, da campionissimo quale lui è.
Dietro di lui i vari Gattuso, Flamini, Ambrosini e soprattutto Van Bommel hanno recuperato e giocato una mole impressionante di palloni proteggendo a dovere la miglior coppia centrale del mondo che vede in Thiago Silva il miglior interprete per distacco nel suo ruolo a livello mondiale.
Il brasiliano ha dato una sicurezza disarmante a tutta la retroguardia e sia con Nesta che con Yepes ha sempre costituito una linea maginot difficilmente superabile.
Da apprezzare anche il lavoro svolto da Abate che seppur con evidenti limiti tecnici ha svolto al meglio i suoi compiti sulla destra, senza mai lesinare impegno e dedizione.
La fascia sinistra non ha mai avuto un padrone fisso, ma nella volata finale è stata appannaggio di Zambrotta che ha messo a disposizione tutta la sua esperienza sebbene le gambe e il fiato non siano più quelle di una volta.
Merita una menzione speciale anche Abbiati che a distanza di oltre una decade è tornato a difendere i pali del suo Milan scudettato come ai tempi di Zaccheroni. La parata nel derby di ritorno su Thiago Motta resta l'immagine più significativa della sua stagione.
Ci sono stati più protagonisti che si sono susseguiti nel tempo per garantire una costanza di rendimento piuttosto omogenea nell'arco delle 38 giornate.
Il titolo di campione d'inverno è quasi tutto da ascrivere a Zlatan Ibrahimovic che ha dato il là alla cavalcata verso il tricolore grazie a tanti gol e ancor più assist.
Non è un caso che, con quello di quest'anno, sia reduce da un filotto di 8 campionati vinti consecutivamente, ma ha macchiato la sua ottima annata con le 5 giornate di squalifica nel finale che avrebbero potuto compromettere un cammino sin li abbastanza lineare.
Hanno fatto le sue veci i vari Pato, Cassano e Robinho che hanno garantito un buon bottino di reti sia giocando con lo svedese, sia in sua assenza.
Infine vale la pena spendere qualche parola d'elogio anche per Massimiliano Allegri che è arrivato a Milanello senza tanti clamori e poco a poco ha costruito il suo Milan mostrando anche di saper gestire alcune situazioni spinose come la posizione di Ronaldinho o la convivenza tra Ibrahimovic e Pato.
Dopo la gavetta e gli anni positivi a Cagliari culiminati però con l'esonero della passata stagione, il buon Max è stato promosso a pieni voti al suo primo anno da "grande" (da notare come abbia conquistato 12 punti su 12 negli scontri diretti contro le più immediate rivali Inter e Napoli).
Una buona fetta di titolo è sua e va divisa in parti uguali con Adriano Galliani che ancora una volta ha rappresentato un valore aggiunto per questa squadra realizzando alcuni colpi di mercato che hanno segnato in positivo il prosieguo dell'annata rossonera.
Una piccola rivincita su chi lo aveva giustamente criticato per aver venduto fumo negli anni precedenti dove il mercato era sempre stato povero di soddisfazioni.
Dopo 7 anni dunque il Milan torna a vincere lo Scudetto e lo fa interrompendo il filotto dell'Inter che tra scudetti vinti sul campo contro avversari inesistenti e scudetti vinti in tribunale ormai dominava incontrastata da 5 anni, aggiudicandosi cosi quello che Fabio Capello aveva ribatezzato "il primo campionato vero dopo Calciopoli".
E' una vittoria bella, meritata e importante, ma resta pur sempre uno dei campionati più mediocri degli ultimi anni dove i vari avversari si sono eliminati man mano a vicenda o con le proprie mani.
Una Serie A livellata verso il basso dove per lunghi tratti della stagione l'avversario più accreditato per il titolo è stato il Napoli e questo la dice lunga sulla reale competitività del nostro calcio che ha abbandonato prematuramente l'Europa in entrambe le manifestazioni, collezionando magre figure.
Un campionato dove non si vedono distacchi abissali dalla vetta non per merito delle altre, ma per evidenti demeriti delle grandi che non possono confrontarsi, ora come ora, con le Big del continente.
Resta il dubbio (o la consapevolezza) che questo Milan cosi forte per le altre squadre d'Italia difficilmente avrebbe potuto centrare il titolo in altri campionati europei di alto profilo come la Liga, la Premier League o la Bundesliga e ad avvalorare questa tesi, a margine della festa, vorrei porre in evidenza un dato: Van Bommel scartato dal Bayern Monaco, Ibrahimovic scartato dal Barcellona (che ha vinto la Liga ed è in finale di Champion's League) e Robinho scartato dal Manchester City (vincitore della FA Cup) in questa stagione hanno fatto la differenza in Serie A, ma in Europa hanno fatto vedere ben poco.
Forse la differenza è tutta là...

domenica 24 aprile 2011

Buona Pasqua



Tanti Auguri di Buona Pasqua a tutti i lettori di Sognando Futbolandia


Buona Pasqua (Italiano)

Happy Easter (Inglese)

Joyeuse Pasques (Francese)

Frohe Ostern (Tedesco)

Felices Pascuas (Spagnolo)

Fouai Hwo Gie Quai le (Cinese)

Eeid -Foss’h Mubarak (Arabo)

Sretun Uskrs (Croato)

Gezuar Pashken (Albanese)

Paste Fericit (Rumeno)

Vesele Velikonoce (Ceco)

Sreken Veligden (Macedone)

Souk San Van Easter (Laotiano)

Veselá velká noc ( Slovacca)

Boa Pascoa (Portoghese)

Kalo Paska (Greco)

Zalig Paasfeest (Olandese)

Schastilvoi Paschi (Russo)

Giad Pàsk (Svedese)

Srecan Uskrs (Serbo)

Vrolijke pasen (Neerlandese)

God pasque
(Danese)

Bon fiesse-d’joyeuse pôque (Vallone)

Felician Paskon en Kristo Resurektinta ( Esperanto)

Shnorhavor surb zatik (Armeno)

A fraylekhn Pesah (Yiddish)

Gofúkkatsu Omédetoo ( Giapponese)

Ieasika Elihle (Zulù)

sabato 23 aprile 2011

Al giro di boa


Avvicinamento al Clasico di Champion's

Dopo la sfida nella Liga e la finale di Copa del Rey, il Clasico di Spagna varcherà i confini nazionali e assumerà una valenza continentale.
Siamo esattamente a metà delle 4 sfide che attendevano i 2 colossi iberici, e se il primo match è stato piuttosto ininfluente (ai fini della corsa al titolo), il secondo ha già assegnato il primo titolo della stagione per i Blancos di Mou.
D'ora in poi verrà il bello perchè la semifinale di coppa mette in palio un posto a Wembley dall'assoluto prestigio e visto il livello delle altre 2 semifinaliste, non è azzardato dire che da questo Clasico uscirà la squadra Campione d'Europa.
Si tratta infatti della vera finale, poichè mette di fronte quelle che sono le migliori squadre al mondo, senza alcun dubbio.
Ma andiamo con ordine: il match in programma al Bernabeu il 16 aprile avrebbe potuto riaprire la Liga, ma cosi non è stato visto l'1-1 finale, ma il modo in cui è maturato questo risultato ha cambiato l'inerzia delle gare a venire.
Dopo la roboante vittoria blaugrana nella gara d'andata, che ha allungato a 5 il filotto di vittorie consecutive dei catalani sui madridisti, l'inerzia era tutta a favore degli uomini di Pep, che viaggiavano a vele spiegate verso un nuovo triplete.
Il primo tempo di Madrid aveva dimostrato la nettà supremazia Culè, che quasi giustificava lo schieramento iniziale proposto dal portoghese, che a conti fatti suonava come un'implicita ammissione di inferiorità dei suoi.
Dopo il vantaggio di Messi, però qualcosa è cambiato, e quella che doveva essere una lunga passeggiata verso il fischio finale, si è trasformata in una clamorosa beffa.
Il Barcellona con l'uomo in meno ha gestito male il vantaggio e Mourinho si è dimostrato più abile del suo dirimpettaio nel leggere la partita e gestire i cambi.
L'1-1 finale non inganni però!!! Ci sono due chiavi di lettura: il risultato finale tutto sommato ha decretato la fine del campionato, ma il modo in cui è maturato ha dato una nuova convinzione ai merengues che finalmente sono riusciti a non perdere contro i loro storici rivali e ad avere un approccio diverse alle gare successive, più consci dei loro mezzi e consapevoli che non sono poi cosi imbattibili i loro avversari; d'altro canto però il campo ha detto ancora una volta che Il Barca è nettamente superiore nel gioco e negli uomini e avrebbe vinto a mani basse se solo Villa non avesse vanificato tutti gli sforzi dei suoi campagni.
La finale di Copa del Rey ha confermato le sensazioni della vigilia e il Madrid si è presentato ancora una volta con uno schieramento super-difensivo, potendo però contare sullo strapotere atletico di Cristiano Ronaldo che da solo ha tenuto in ansia tutta la difesa avversaria.
Mourinho ancora una volta ha dimostrato che l'unico modo per tenere a bada i catalani è asfissiarli con un pressing estremo e contenere fino alla morte, se necessario anche con 7 giocatori difensivi.
Un atteggiamento vergognoso che però ha dato i suoi frutti già l'anno scorso nella semifinale di Champion's, dove l'Inter ha ottenuto il risultato sperato, barattando con ciò la propria dignità, checchè ne dicano i tifosi nerazzurri ancora estasiati dal Triplete e ben lontani da una lucida visione dei fatti.
Tornando al match del Mestalla; il primo tempo è stato uno dei peggiori dell'era Guardiola e il Real ha più volte rischiato di passare, dopo aver inibito del tutto il gioco blaugrana che si è arresso alla superiorità tattica dello Special One.
Nella ripresa però la musica è cambiata e il gioco qualitativamente superiore del Barcellona è venuto fuori e c'è voluto il miglior Casillas per mantenere inviolata la porta.
Gran parte del (de)merito è però da ascrivere a Villa che sta vivendo un momento pessimo e nella serata valenciana ha trovato in Pedro un compagno di merende ideale.
Il bellissimo gol di Ronaldo è stato una doccia fredda per i Culè che si sono riscoperti dei comuni mortali e da li in poi non sono più riusciti a scalfire la porta si San Iker.
Col primo titolo in tasca i merengues si avvicinano alla semifinale d'andata del Bernabeu forti del vantaggio psicologico di aver ribaltato l'inerzia degli ultimi scontri diretti e decisi a far valere il fattore campo.
Alcuni atteggiamenti però non piacciono, e ci sarà da aspettarsi una reazione d'orgoglio dei catalani che stanno subendo un pò troppi affronti nell'ultimo periodo da parte di un Real che quasi da provinciale ha dimostrato un certo cattivo gusto nelle vittorie.
Psicologicamente in questo momento l'inerzia è tutta a favore dei castigliani, ma le 2 partite giocate fin'ora hanno lasciato in bocca un retrogusto amaro a tutti gli amanti del calcio, visto che il Barcellona si è dimostrato superiore entrambe le volte ed è stato frustrato più dai suoi errori che da effettivi meriti altrui (che sono comuqnue elevati).
Guardiola deve sperare di ritrovare al più presto il miglior Villa e inventarsi anche qualcosa, poichè all'improvviso la coperta è diventata un pò corta e si corre il rischio di arrivare stanchi al rettilineo finale.
A Madrid già sognano la Decima, forti anche della storia che li ha già visti uscire vittoriosi da questo confronto nel 1960 e nel 2002 e a proposito dell'anno del Mondiale nippo/coreano, quest'edizione ricorda molto da vicino quella del gol meraviglia di Zizou con le 4 semifinaliste che allora erano Real Madrid-Barcellona e Manchester United-Bayer Leverkusen, mentre oggi a portare in alto i colori della Germania c'è lo Schalke 04.
Nove anni fa sappiamo tutti come andò a finire, quest'anno ci si augura che cambi il finale, stavolta, come allora, per amore del bel calcio.


lunedì 14 febbraio 2011

Obrigado Ronnie

Conferenza stampa d'addio di Ronaldo

"O tempo passa até para os Fenômenos". Il tempo passa per tutti, per noi che d'ora in poi potremo solo ricordare le sue gesta e per lui che dopo aver chiuso con il calcio giocato potrà decidere se godersi una pensione dorata oppure intraprendere una nuova carriera, che difficilmente potrà eguagliare quella appena conclusa.
Sembra ieri, eppure sono già passati quasi 14 anni da quando lo sentii nominare per la prima volta. Ero solo un bambino che già da qualche anno si interessava di calcio, e prima di tagliarmi i capelli stavo discutendo con il barbiere che entusiasta mi disse di aver appena letto sul giornale che l'Inter stava per comprare il più forte giocatore del mondo.
Incuriosito mi girai e lessi sul Corriere dello Sport la notizia con tanto di foto di un 21enne Fenomeno che esultava con indosso la camiseta blaugrana del Barcellona.
Da quell'istante ho iniziato ad informarmi su di lui, a comprare giornali, videocassette, per scoprire in realtà chi fosse questo tanto famigerato Ronaldo di cui io non avevo mai sentito parlare.
Per me, come per molti altri ragazzi della mia generazione Ronnie ha senza dubbio rappresentato lo stereotipo del calciatore e per molti è stato sinonimo stesso di Calcio.
Anche i non interisti sono stati rapiti inconsciamente dai suoi dentoni e da quell'immagine da personaggio dei fumetti che sul rettangolo verde faceva cose strabilianti.
L'appellativo di Fenomeno se lo era guadagnato alle Olimpiadi di Atlanta del 1996, ma in realtà fenomeno lo era già visto che 2 anni prima si era laureato Campione del Mondo con il Brasile a 17 anni e con il Psv Eindhoven segnava a raffica nella Eredivisie.
L'approdo a Barcellona ne ha segnato una sorta di definitiva consacrazione visto che con 34 reti in 37 partite di Liga si è laureato Pichichi, anche se non è stato abbastanza per aggiudicarsi la Liga, vinta dal Real Madrid di Fabio Capello.
In Coppa delle Coppe però i catalani si sono rifatti aggiudicandosi il trofeo a spese del PSG con una rete in finale proprio di Ronaldo.
Il suo exploit non poteva che portarlo in Serie A che all'epoca poteva ancora fregiarsi a pieno merito della pesante etichetta di miglior campionato del Mondo.
Moratti a suon di miliardi riusci a strapparlo alla concorrenza e con lui l'Inter fece un salto di qualità pazzesco visto che Gigi Simoni si ritrovava tra le mani una rosa normalissima in cui spiccava però il suo nome.
Il tecnico sin da subito capi' che lui era diverso dagli altri e non ne fece mistero agli occhi del resto della squadra che lui non faceva, ma era la differenza.
Quel campionato si concluse con gli strascichi polemici del rigore non dato al Delle Alpi per un fallo clamoroso in area di Iuliano ai danni del Fenomeno, ma se l'Inter era arrivata a giocarsi lo scudetto il merito era solo suo.
La Coppa Uefa invece fini in bacheca e ancora una volta fu una sua esibizione principesca a tramortire la Lazio a Parigi, e ancora oggi alzi la mano (interista e non) chi non si emoziona nel vedere su Youtube le sue giocate funamboliche al cospetto dei difensori biancocelesti.
Quella notte, a soli 22 anni Ronaldo toccò molto probabilmente l'apice della sua carriera. Gli erano bastati solo 4 anni per passare da giovane talento a miglior giocatore del pianeta.
Dal Brasile al Giappone, passando per l'Africa, l'Asia non c'era nessuno che non lo conoscesse, tanto era la sua fama.
Fuoriclasse assoluto, personaggio acclamato anche fuori dal campo, amato dalle donne, ha divorato la vita con una velocità ancor superiore a quella che era in grado di esprimere in campo.
Il suo primo Pallone d'Oro a 21 anni è stato quasi un atto dovuto vista la sua netta superiorità rispetto a tutti gli altri della sua epoca.
Ha rappresentato il ponte ideale tra gli anni 80 e il nuovo millennio, in una decade che è a livello calcistico è stata più povera rispetto a quella precedente segnata dalla classe assoluta dell'immenso Maradona e dei vari Zico, Platini, e che ha cominciato a vedere una lenta trasformazione del calcio (e dei calciatori) che pian piano ha iniziato ad essere dominato dalla fisicità, e meno dalla tecnica.
Lui è stato lo stereotipo del calciatore perfetto in un'epoca in cui si preferiva più colpire di sciabola che di fioretto.
Un alieno in grado di correre a mille all'ora col pallone tra i piedi e di dribblare come pochi avevano saputo fare prima di lui.
Quanto di più vicino alla perfezione si sia mai visto in quegli anni. Una macchina da gol, ma non solo. Il suo strapotere fisico e la sua esplosività ne facevano un'arma impropria al servizio della squadra, ed è stato un patrimonio per quegli appassionati di calcio che cercavano ancora qualcuno in grado di regalargli un'emozione.
Il suo repertorio non aveva eguali, destro, sinistro, colpo di testa, accelerazione da centometrista e scatto breve e dribbling stretto tipici del futsala, figli di un'infanzia passata a tirare calci ad un pallone nelle favelas di Belo Horizonte.
Il più forte in campo, il più forte nei vari videogiochi, il più ricercato dai vari marchi pronti a fare ponti d'oro pur di averlo come testimonial.
Vi riusci la Pirelli che coniò il celebre "la potenza è nulla senza il controllo", e nessuno poteva essere più appropriato di lui per dar credito ad un tale slogan.
Incredibile, ma vero a soli 22 anni l'oblio era dietro l'angolo. La maledetta notte della finale Mondiale a Parigi fu l'inizio di un calvario che si è protratto per circa 4 anni.
Nel mezzo 2 infortuni che ne hanno limitato la carriera. Ancora oggi fanno specie le immagini del suo ginocchio che fa crack contro la Lazio in Coppa Italia.
Ciò nonostante come l'araba fenice è riuscito a risorgere ancora una volta e nel 2001/02 sembrava dover condurre l'Inter alla vittoria del campionato, ma il pomeriggio del 5 maggio e ancora una volta la Lazio hanno segnato una delle pagine più brutte della sua vita professionale.
Le lacrime in panchina sono state la fotografia della disfatta interista, e ancor di più di un periodo nerazzurro che è durato fino all'avvento di Calciopoli.
Non ebbe però il tempo di abbattersi perchè alle porte c'era un Mondiale e il suo Brasile aveva l'obbligo di continuare un discorso interrotto 4 anni prima.
Il Ri-Ro-Ro messo in campo da Scolari ha fatto sognare la Torcida verdeoro e con quel trio in avanti la Selecao ha raggiunto e conquistato senza troppi affanni il suo quinto titolo iridato.
Ronnie in un mese si è ripreso tutto quello che gli era stato negato dalla sorte negli anni precedenti e con 8 gol (di cui 2 in finale) si è aggiudicato anche il titolo di capocannoniere della manifestazione, a corollario di un cammino perfetto segnato da 7 vittorie in 7 partite.
Le divergenze con Cuper e la voglia di vincere lo spinsero verso il Real Madrid con cui a dicembre vinse il suo secondo Pallone d'Oro e per la prima volta è riuscito a vincere un campionato che fin li gli era sempre sfuggito.
In semifinale di Champion's però, ancora una volta fu la Juventus (vera e propria nemesi) a farlo piangere e a negargli una gioia che ha vissuto solo 4 anni più tardi con la maglia del Milan ad Atene, ma non a pieno, visto che essendosi trasferito nella sessione invernale non poteva essere schierato in Coppa.
Nel mezzo ha vissuto alcuni anni difficili a Madrid ed è diventato il miglior marcatore nella storia dei Mondiali, nella fallimentare spedizione verdeoro in Germania nel 2006.
Nel suo ultimo anno al Milan divenne un vero e proprio caso per via di un infortunio occorsogli casualmente al ginocchio e cosi per chiudere la carriera decise di tornare in patria.
Approdato al Corinthians è improvvisamente risorto e con lui il Timao si è aggiudicato il Paulistao 2009, grazie ai suoi gol nella finale contro il Santos. Da li in poi nulla di significativo da segnalare fino alla conferenza stampa di oggi in cui ha annunciato il suo ritiro dal calcio giocato.
Un ritiro che lascia un pò l'amaro in bocca visto che ora siamo giunti al momento in cui si tirano le somme.
Ha vinto tanto, è vero, ma visto il suo immenso talento avrebbe potuto vincere di più. Ha giocato praticamente 4 anni da Ronaldo (quello vero) e ha vinto 2 Palloni d'Oro che sono tanti per qualsiasi giocatore, ma forse sono addirittura pochi per uno come lui.
Una classe come la sua sarebbe dovuta essere supportata a dovere da un fisico degno di assecondare quello che era in grado di partorire la sua mente e invece ha dovuto imparare a convivere con il dolore e con i suoi limiti che a volte ne hanno tarpato le ali.
Avrebbe potuto volare e invece si è dovuto accontentare troppe volte solo di camminare.
Non è stato il miglior calciatore della storia, ma è stato senz'altro unico nel suo genere e ad oggi è difficile trovare qualcuno che possa raccogliere degnamente il suo testimone.
Cristiano Ronaldo in alcune cose lo ricorda, e forse Neymar potrebbe ripeterne le gesta, ma almeno per ora nessuno si azzardi a chiamarlo Fenomeno, perchè di Fenomeno e di Ronaldo ce n'è stato e ce ne sarà sempre e solo uno, e il bello (o il peccato) è che non sapremo mai quanto sarebbe potuto essere forte.